Famiglie “isolate” e valori incerti alla base della violenza

Tanti inquietanti interrogativi sui fatti di sangue che vedono i minori come vittime della violenza degli adulti, analizzati da una psicoterapeuta

Pubblichiamo l’intervento di Gabriella Ponti,  docente e psicoterapeuta, circa i recenti fatti di sangue che hanno riguardato Busto Arsizio, come Città di Castello e tante altre tragiche cronache che vedono al centro della violenza degli adulti minori indifesi.

I fatti di cronaca circa le stragi perpetrate ai danni di bambini, tutti con conseguenze mortali degli stessi, ci suscitano non solo la risposta etica dello sdegno e del turbamento grave delle nostre civili coscienze, ma altri interrogativi inquietanti in merito a quale tipo di famiglia si sta strutturando laddove appaiono tali patologie criminali, aventi a che fare con perversioni sessuali, quali la pedofilia, classificate come condotte psicopatologiche dai risvolti penali. 
Il caso di Busto e quello della bambina uccisa a Città di Castello presentano moventi e dinamiche differenti, le somiglianze sono relative al fatto che i due omicidi hanno ritenuti i minori soggetti non aventi una loro identità, ma in balia e possesso dell’adulto, proprio come se quest’ultimo, un padre ed un amico, fossero loro stessi padroni della vita e della morte dei bambini; per loro natura indifesi, immaturi, in uno stato di necessaria dipendenza dai grandi, di cui si fidano, in quanto non estranei: genitori od amici di famiglia.

Partiamo da un breve excursus sull’incesto, anche in referimento ai dati riportati oggi su Cor.Sera Lombardia che denuncia il numero record di questi fatti proprio nella nostra regione, con effetti collaterali devastanti, quali il suicidio dell’autore, che coinvolge se stesso e parenti od affini nella sua follia distruttiva. L’incesto è un tabù dal punto di vista sociologico, un termine proveniente da Isole del Pacifico (taboo) indicante la proibizione di determinate azioni considerate gravemente dannose per la comunità. Ripreso da Freud, che ribadì come fosse una delle poche caratteristiche universali conosciuta e rispettata in tutte le culture. Parsons, sociologo, disse: «la Proibizione efficace dell’incesto è legata al funzionamento di qualunque società». Quindi, se ciò è vero, la nostra società non funziona nelle sue radici profonde in alcuni individui, disposti a far saltare questo patto di convivenza e rispetto per l’infanzia che, paradossalmente, mai come ora sembrerebbe al riparo, curata, preziosa, seguita. No. Così appare, ma non è. La famiglia nucleare moderna è isolata, i genitori provvedono da soli ad educazione e sostentamento, la comunità educante è a brandelli. I valori incerti, le difficoltà personali possono, in casi estremi , trasformarsi in patologie psichiatriche gravi, latenti: i pedofili sono spinti a compiere i loro atti non prevalentemente da istinti sessuali, ma dalle loro schiaccianti angosce intarpsichiche. Il pedofilo andrebbe curato, ma non lo assolvo, resta un carnefice malato. 

Qual è, invece il destino dei bambini abusati precocemente? Rare sono infatti le morti. Le vittime, stando all’ampia letteratura sul tema, sviluppano gravi danni sia da bambini che da adulti. In età infantile provano paure terrificanti, reazioni somatiche gravi, disturbi di personalità, dell’umore ed altro…abbiamo da offrire loro solo due forme riparatrici: la prima da parte della giustizia che deve punire i colpevoli con la giusta pena e non con il risarcimento economico. La seconda è l’ aiuto psicologico, non mi pare vi sia traccia di psicologi scolastici nella Riforma della scuola, luogo ove si rilevano i primi indizi, i dubbi, le ecchimosi….gli psicologi dell’infanzia ci sono, necessariamente, operano nei centri pubblici oberati o nel privato. Da adulto potrebbe, se non aiutato a superare il trauma, trasformarsi da vittima in carnefice…ripetendo il sadismo subito a suo tempo…ma essendo io una persona che scommette sul recupero e sulla rinascita psicologica del bambino , propendo per prognosi migliori…. Il padre omicida dei due adolescenti ha fatto tutto da solo: si è vendicato, ha già chiesto perdono a Dio, ha lavato le sue colpe, lucidamente, senso di colpa??? 
Ci aspettiamo la giustizia umana, quella divina appartiene ad un’altra sfera.

Grazie per l’attenzione 
Gabriella Ponti docente -psicoterapeuta

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 aprile 2004
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