Frana, ancora incerte le cause

Ancora nel tardo pomeriggio si lavora per sollevare la gru dai tetti

La casa centenaria sulla costa del monte teneva ferma la frana. Abbattuta quella costruzione, venuto meno il puntello, alla prima grossa pioggia, il fianco del monte ha ceduto. A sera, quando ancora i vigili del fuoco e gli altri addetti stanno cercando di rimuovere la grossa gru incagliata sui tetti, questa è l’ipotesi che si fa strada sulla frana di Induno. Da cent’anni quella casetta, costruita senza le profonde fondamenta che si usano oggi, presidiava e bloccava la terra. 
Una perizia geologica ordinata dalla società di costruzione ha dato il via libera al cantiere franato. Stando al progetto, la costruzione di 13 unità immobiliari avrebbe garantito la tenuta statica del fronte della montagna. Così non è stato. La spiegazione ufficiale al momento è che sotto la terra scavata ci fosse una passaggio di acque e ancora più sottostante uno strato di roccia. La pioggia torrenziale delle ultime ore avrebbe ingrossato la falda acquifera facendo da effetto saponetta sulla roccia e provocando lo scivolamento a valle. Concause, insomma: lo scavo unito alle condizioni climatiche. 

Si tratta ora di capire se è stato proprio l’aver eliminato quel vecchio muro di sostegno senza averlo adeguatamente sostituito con altre opere di consolidamento ad aver originato la frana, o se solo una causa geologica non preventivabile ha determinato lo smottamento. Così come da chiarire se il terreno fosse o meno sotto un vincolo idro-geologico. 
Sono passate nemmeno 24 ore dal boato che ha fatto tremare i muri delle case di Olona, frazione di Induno. Una giornata trascorsa dagli abitanti del luogo in attesa di capire quando per loro sarà possibile rientrare nelle proprie abitazioni. Un rientro che non sarà immediato, non per questa notte almeno. 
Per ora le certezze sul crollo sono poche. Una di queste è che il cantiere preoccupava e non poco gli abitanti delle case al piede del monte, in una sorta di fatalistica attesa che qualcosa sarebbe accaduto. Che alcuni segnali di cedimento non sono stati presi in eccessiva considerazione. Che a monte della frana si sono manifestati due "terrazze" di terra a rischio e che potrebbero scivolare a valle, sopratutto in caso di pioggia. E che adesso prima che il cantiere venga riaperto, se verrà riaperto, dovrà trascorrere molto, molto tempo. L’atmosfera è tesa, tanta la cautela tra le parti. Da un lato i cittadini indignati ma composti, dall’altro il sindaco e le autorità, dall’altro quasi senza nessun contatto i titolari dell’impresa Magenta 2000 e gli operai del cantiere. Tutti in attesa di capire di più e meglio delineare responsabilità precise. 

Già le operazioni per sollevare la pesantissima gru dai tetti delle case ha subito non pochi ritardi. La piattaforma, che avrebbe dovuto portare gli operai sul tetto per tagliare con la fiamma ossidrica il braccio, è scivolata in fase di manovra sul ciglio della strada. Ci sono volute alcune ore per rimetterla in carreggiata e farla arrivare sul posto. Le operazioni in tarda sera stanno proseguendo. Domani mattina, ha comunicato il sindaco Carlo Crosti il primo intervento sarà quello di creare una sorta di bacino nella terra già scesa in grado di assorbire eventuali altri crolli del fianco montagnoso. Poi si provvederà al più presto a trovare un sistema che possa drenare l’acqua che improvvisamente è emersa e che ha fatto da scivolo alla terra intorno allo scavo. Intanto però sia la gru che la terra già estratta dall’impresa edile Magenta 2000 e che ora ostruisce la via Olona, dovranno essere portate in un luogo sicuro e controllati da personale di custodia. Una precauzione che fa seguito al sequestro del cantiere da parte dei carabinieri e all’avvio di una indagine.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2004
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