Gianluca Genoni: il campione di apnea sale in cattedra

Entusiasmo dei ragazzini della Scuola Media "Bellotti" per il recordman di immersioni che li ha incontrati

«E’ importante trasmettere ai ragazzi l’idea che solo con l’impegno più testardo si ottengono i risultati» commentano gli insegnanti a conclusione dell’incontro che le scuole medie "Biagio Bellotti" di Busto Arsizio (quartiere Sant’Edoardo) hanno organizzato per le classi seconde con Gianluca Genoni, gloria sportiva della città. E’ il secondo incontro dedicato allo sport, dopo quello con il campione di nuoto Paolo Villa due mesi fa. «L’importante è avvicinare i giovani alla bellezza dello sport» dice Genoni, «non c’è solo il calcio. Mi hanno chiamato qui perchè mi alleno alla Piscina di via Poma a Sacconago, dove le scuole medie tengono le lezioni di nuoto; e proprio lì il 20 maggio avremo 150 bambini dell’asilo». Gianluca Genoni ha intrattenuto per oltre un’ora i dodicenni con due filmati.

Il primo raccontava le sue eccezionali immersioni in alta quota in laghi di montagna, una ai piedi dell’Everest ad oltre 5.000 metri, e l’altra a 3.000 metri sopra Cervinia ("un freddo così non l’ho preso nenache sull’Everest"), esperienze di grande valore innanzitutto scientifico che hanno scatenato un lungo applauso da parte dei ragazzi, conquistati da queste imprese estreme che studiano i limiti del corpo umano in condizioni di scarsa ossigenazione. Il secondo filmato mostrava l’ultimo record di profondità di Genoni, stabilito il 29 settembre scorso al largo di Camogli con -132 metri. Moltissime le domande rivolte dagli studenti al campione, che ha avuto modo di raccontare la sua carriera dagli inizi nel nuoto fino alla scoperta delle immersioni – complice l’esempio del concittadino Umberto Pellizzari, altro "grande" dell’apnea -. Impressionante, infine, il racconto del record di apnea da fermo, stabilito proprio nella piscina di via Poma: 12 minuti e 34 secondi! immobile sott’acqua dopo aver respirato una speciale miscela a base di ossigeno puro. «Poi però, dopo prove di questo tipo si rimane un po’ storditi, come ubriachi. Difatti certi giorni telefono alla mia fidanzata e lei, sentendomi dire cose strane, mi chiede: «Ma hai respirato l’ossigeno di nuovo?»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 aprile 2004
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