«I mediatori culturali devono restare in Questura»

L'Anolf-Cisl non accoglie l'appello della Cgil, rivolto anche ad Auser e Caritas, che invitava al ritiro dei mediatori dall'ufficio immigrati

L’Anolf-Cisl non ritirerà i mediatori culturali  dall’ufficio stranieri della Questura di Varese. Questa è la risposta all’invito rivolto dalla Cgil  all’Anolf, all’Auser e alla Caritas. «Il nostro disaccordo – spiega Sergio Moia, della segreteria provinciale della Cisl – dipende dal fatto che non vediamo alcuna relazione tra l’obiettivo, che pur condividiamo, di decentrare le attività relative al disbrigo delle pratiche per gli stranieri presso gli sportelli territoriali attivati dalla Provincia in collaborazione con gli enti locali e la presenza dei mediatori presso la Questura». 
(foto: Sergio Moia e Thierry Dieng dell’Anolf-Cisl)

L’Anolf-Cisl ribadisce inoltre che se anche la motivazione dell’invito al ritiro, fatto dalla Cgil, intendesse favorire un accordo tra Provincia e Questura, non avrebbe comunque senso eliminarli dalla Questura stessa. «A nostro avviso – continua Moia – la presenza dei mediatori culturali, così come è ritenuta utile presso gli sportelli degli enti locali., allo stesso modo deve essere valutata presso gli uffici della Questura. Insomma Solo una valutazione negativa sulle possibilità di gestione della mediazione culturale presso gli sportelli o gli uffici richiamati, tale da comprometterne l’utilità, potrebbe portare alla decisione  di sospendere l’eventuale collaborazione in corso. E in questo momento gli elementi di giudizio ancora non ci sono, anche se la presenza  dei mediatori presso la Questura potrebbe senz’altro essere migliorata ed in tal senso sarà nostro impegno avanzare delle proposte unitamente alle associazioni che la stanno organizzando».

L’Anolf-Cisl intende dunque mantenere e rafforzare la presenza dei mediatori all’interno dell’ufficio immigrati, anche se l’obiettivo principale è un altro: il passaggio di competenza delle pratiche all’ufficio anagrafe degli enti locali. «Solo con questo passaggio – conclude Moia –  si raggiungerebbero tutti i risultati positivi sul piano organizzativo di un decentramento effettivo, senza più code, documenti persi e disservizi vari, ma anche l’obiettivo politico di considerare gli stranieri presenti regolarmente sul nostro territorio, come è giusto, al pari dei cittadini italiani».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 aprile 2004
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