In piazza contro gli esperimenti sugli animali

La Lega Antivivisezione manifesta contro l'omertà del Comune sulla vivisezione praticata dai ricercatori dell'Università dell'Insubria

"Bisogna rompere l’omertà del Comune sulla vivisezione: per questo siamo qui". 
E’ chiaro e duro Francesco Caci della LAV (Lega Antivivisezione) di Busto Arsizio nello spiegare le motivazioni della manifestazione di sabato pomeriggio, che ha coinvolto almeno un centinaio di giovani arrivati da lontano (anche da Roma e Bologna) in corteo da Piazza Plebiscito ai Molini Marzoli, dove ha sede il corso di Tossicologia dell’Università dell’Insubria. 
«Noi chiediamo alla Giunta di rispettare la delibera del Consiglio Comunale approvata il 4 ottobre scorso, che chiede di interrompere gli esperimenti sugli animali, e di non concedere, come previsto, l’uso di Villa Manara per queste crudeltà, oltretutto a spese dei cittadini bustesi. Abbiamo chiesto udienza al Sindaco più volte, l’ultima il 13 febbraio, ma non abbiamo avuto nessuna risposta», prosegue Caci. 
Tra l’altro, l’iniziativa coincideva con la Giornata mondiale dell’animale. 
La responsabile nazionale del settore Vivisezione della LAV, Roberta Bartocci, ci dice: "La vivisezione è una pratica che prosegue più per pigrizia e inerzia che non per una reale e obiettiva mancanza di alternative. 
Qui in provincia di Varese (a Ispra, ndr), per esempio, ha sede l’ECVAM, l’ente europeo per la convalida dei metodi alternativi. Occorre che l’Università dell’Insubria e l’ECVAM stringano un patto di collaborazione per fare di Busto Arsizio un progetto pilota, la prima città senza esperimenti sugli animali». 
Circa le difficoltà e il muro di silenzio posti dall’amministrazione comunale i responsabili della LAV rincarano: «C’è un grosso giro d’affari dietro la vivisezione, che qui a Busto sono i 4,5 milioni di euro della ristrutturazione di Villa Manara, ma in Lombardia ci sono molti allevamenti di animali da laboratorio e il più alto numero di laboratori dove si pratica la vivisezione (ndr: 121 laboratori, e il 50% del totale nazionale degli allevamenti).  Come se non bastasse, i ricercatori dell’Università dell’Insubria minacciano di abbandonare Busto se gli si proibirà di sperimentare sugli animali. Ma la LAV non è contro la scienza, è contro la crudeltà sugli animali. I metodi alternativi di ricerca esistono e sono praticabili».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 aprile 2004
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