«La Bossi-Fini è figlia di un grave ritardo culturale»

Un prete, un laico e una ragazza peruviana discutono di immigrazione in un incontro organizzato dal Decanato della Valceresio

«Abbiamo perso. Siamo al punto più basso dell’accettazione dell’altro e quindi al punto più basso dell’accettazione del messaggio evangelico». Bisogna andare "al di là del mare" per poter parlare di migranti. Don Giancarlo Quadri, responsabile diocesano della pastorale dei migranti,  non ha paura di avventurarsi nelle acque che agitano l’Italia e L’Europa quando si parla di immigrati   e lo stesso fanno Silvio Pieretti, dei servizi sociali del Comune di Varese, e Marcela Castro, immigrata peruviana. 
Il cinema San Giorgio di Bisuschio è piccolo, ma l’indignazione che scaturisce dalle parole dei tre relatori è grande. Don Giancarlo fa pulizia prima nel vocabolario, bandendo parole come: accoglienza, badante, extracomunitario e integrazione, «vere bestemmie in termini culturali», e si concentra sulla legge Bossi-Fini e soprattutto sulle responsabilità della Chiesa. «Questa legge è il frutto di un grave ritardo e della profonda ignoranza. I gazebo della Lega, che raccoglievano le firme contro gli immigrati,  c’erano anche sui sagrati delle parrocchie, durante la messa della domenica mattina, quella più importante. Ricordo che almeno il 50 per cento di quelli che uscivano firmavano, segno che non c’era il passaggio, come invece doveva accadere, dalla teologia all’etica».

Il grave ritardo culturale e la mancanza di una visione globale sono le cause della situazione di grande incertezza che gli immigrati vivono oggi in Italia. «Le nostre messe non sono fatte di famiglie, ma di uomini e di donne – continua don Giancarlo – di singoli, che hanno dovuto abbandonare e quindi distruggere le loro famiglie. Eppure la fede, la gioia della condivisione e del credere viene proprio da loro. Dobbiamo metterci in mente che il fenomeno migratorio non è cosa che spetta alla Caritas, ma è una questione che riguarda la comunità cristiana in quanto tale. Quanti stranieri ci sono nei vostri consigli pastorali? Chiedetevelo e datevi risposte sincere».
Se per Marcela l’accettazione dell’altro deve passare dalla consapevolezza delle proprie paure,  per Silvio Pieretti deve passare dall’affermazione del diritto di cittadinanza per gli immigrati. «Oggi assistiamo a cose inaudite, ad umiliazioni che creano dolore – dice Pieretti – e quando accade questo si crea un clima pericoloso che prelude sempre ad uno scontro. Spesso non c’è rispetto nei loro confronti e non gli si riconosce una dignità , anche in luoghi che dovrebbero essere espressione dello stato di diritto. Pensiamo solo al fatto di essere costretti ad andare in questura, fare code estenuanti, mentre sarebbe più naturale che per alcune procedure, come i permessi di soggiorno, si potessero rivolgere ai comuni di residenza».


Nel mare dei migranti c’è spazio anche per l’Anolf associazione molto attiva legata alla Cisl , dove i veri protagonisti sono gli immigrati. Seydou, ivoriano da dodici anni in Italia e residente proprio a Bisuschio, è uno di loro. Sale sul palco, presenta l’associazione e lascia al pubblico l’immagine più bella della serata. «Noi immigrati siamo visti sempre come persone da aiutare e mai come persone che hanno qualcosa da dare, come una risorsa. Vorrei ricordare che la bellezza di un giardino è il risultato della grande diversità dei fiori presenti». 


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 aprile 2004
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