«La famiglia? Una polveriera pronta a esplodere in qualsiasi momento»

Incontro con il criminologo Massimo Picozzi che propone di riunire intorno a un tavolo politici, istituzioni, magistratura, polizia e ricercatori per capire cosa sta accadendo sul territorio

«Venendo a mancare altri punti di sfogo come una volta, le famiglie diventano come delle polveriere pronte a esplodere in qualsiasi momento». Massimo Picozzi è un criminologo di fama nazionale e esperto di scene del crimine, a cui la procura di Busto Arsizio ha recentemente affidato la stesura della perizia psichiatrica di Roberto Guaia, l’uomo che esattamente due settimane fa a Busto Arsizio ha ucciso a coltellate i due figli di 14 e 17 anni. Al criminologo saronnese, sempre dalla procura di Busto Arsizio, è stata inoltre affidata la stesura della perizia criminologica dell’omicidio di Golasecca, in cui perse la vita Mariangela Pezzotta, uccisa da un colpo di pistola, ma le cui circostanze sembrano tuttora avvolte nel mistero.
Picozzi, professore di criminologia per il corso di Giurisprudenza all’Università Cattaneo, oltre a essere consulente ufficiale dell’unità serial killer della polizia scientifica ed essersi occupato tra gli altri anche del delitto di Cogne, ha scritto con Carlo Lucarelli un libro dal titolo "Serial Killer" e ne sta realizzando un secondo, sempre in collaborazione con il noto scrittore, dedicato all’analisi della scena del crimine. Con la Liuc di Castellanza ha collaborato alla creazione del primo master universitario in criminologia forense.
Corso che partirà a settembre.

In questi anni si sono verificati molti omicidi detti domestici. Secondo lei cosa sta succedendo?
«La situazione attuale, se andiamo a vedere le statistiche, gli omicidi in famiglia non sono aumentati. Sono aumentati in termini percentuali».

In che senso?
«Essendo diminuiti, in maniera sostanziosa, il numero di omicidi in generale, ed essendo rimasti stabili i delitti in famiglia, le percentuali sono aumentate».

Lei ha recentemente ricevuto due incarichi su due omicidi distinti avvenuti in meno di tre mesi…
«Sono due delitti in cui vale la pena indagare in maniera profonda. Quello di Busto apre un po’ di spiragli sul discorso dei grossi disagi familiari, sull’indifferenza sociale in cui talvolta questi drammi si alimentano e crescono. 
Per il delitto di Golasecca, invece, c’è il grosso tema del satanismo, dell’ipotesi che dietro all’omicidio di questa ragazza ci possa essere un’ipotesi di questo tipo. 
Entrambi questi omicidi sono fenomeni per cui vale la pena di indagare e questo centro del crimine a Castellanza è stato creato proprio analizzare questi fenomeni».

Negli ultimi anni viene chiesto sempre un maggiore supporto a esperti criminologi per la risoluzione dei casi…
«Assolutamente. Sono completamente cambiati i tempi. Una volta il mondo accademico guardava questo settore con grande diffidenza, forse ritenendosi superiore. Adesso ci si è resi conto che Polizia e Carabinieri sono ormai composti da personaggi non soltanto con grandi capacità intellettive, ma anche con un alto livello culturale. C’è quindi una maggiore collaborazione e, per omicidi come quello di Busto Arsizio o Golasecca, occorre un grande lavoro di equipe per poterli risolvere».

Come procedere quindi?
«Bisogna continuare a percorrere questa strada. Inoltre, ho recentemente mandato un messaggio anche al sindaco di Busto Arsizio per vedere se lui ritenesse interessante fare una ricerca proprio a livello istituzionale su che cosa succede in provincia di Varese. L’idea base è quella di mettere insieme, amministratori, politici, forze di polizia, magistratura e ricercatori in criminologia, sedersi intorno a un tavolo e dare un’occhiata a questi fenomeni che accadono sul territorio. Analizzare e studiare le cause».

E cosa sta succedendo in provincia di Varese?
«Direi che la famiglia è sicuramente una struttura in crisi. Invece di essere un rifugio sicuro, talvolta, diventa un covo esplosivo di tensioni. Mancano tutte quelle agenzie di scarico che c’erano una volta. La persona, soprattutto l’uomo, perchè la maggior parte delle volte è lui a perdere il controllo, solitamente poteva avere delle parti dove scaricare le tensioni e le frustrazioni, come il bar, gli amici, la bocciofila. In realtà non ci sono più questi momenti di scarico. Le frustrazioni vengono tutte canalizzate all’interno e le colpe vengono tutte attribuite a chi ti ha vissuto accanto per anni. Sicuramente tutto ciò fa diventare la famiglia una polveriera pronta a esplodere in qualsiasi momento».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 aprile 2004
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