La nostra Africa

Sabato a Roma una manifestazione dedicata al continente africano e promossa dal mondo del volontariato, dai missionari, dal sindacato e dal comune. Quattro immigrati che vivono e lavorano nella nostra provincia raccontano il loro rapporto con la terra di origine

Leopold Sedar Senghor, il massimo intellettuale  senegalese del Ventesimo secolo e uomo politico africano di primo piano, nel discorso pronunciato il 23 maggio del 1963 ad Addis Abeba, di fronte alla nascente Organizzazione dell’unità africana (Oua), disse: «Non è sufficiente che l’unione delle nostre debolezze appaia come una forza. Non importa fare paura. L’importante è che noi africani trasformiamo ciascuna delle nostre debolezze in forza, che noi facciamo, di ciascun africano, un uomo che mangia e provvede alla sua fame: un uomo sviluppato perché avrà coscientemente coltivato, in lui, nel corpo e nell’anima, tutte le virtù dell’Africanità». (sopra: la sede dell’Anolf Varese)
Senghor è morto nel 2001 all’età di 95 anni, lasciando un’eredità importante in termini di speranze ai popoli del sud del mondo. In quello stesso discorso, infatti, l’utopia del presidente poeta si spinse così in avanti da prevedere una nazione, quella africana, capace ci portare ciascun africano al limite delle sue potenzialità, al massimo del suo miglioramento. «Allora, a dire degli economisti, l’Africa potrà sfamare 3 miliardi di persone».
Sabato a Roma, l’Africanità, quella che stava tanto a cuore a Senghor,  sarà al centro di una manifestazione voluta dai sindacati, dai missionari, dal mondo del volontariato e dal sindaco della Capitale. Da Varese e provincia partiranno due pullman con circa 100 persone, tutti africani e iscritti all’Anolf-Cisl. Tra loro anche la senegalese Adji Diaw, l’ivoriano Lionel Ngako, il camerunese Aristide Tankeu, il marocchino Mohaemd Sayaih
Quattro storie diverse, per provenienza ed estrazione sociale dei protagonisti, ma tutte accomunate da quella consapevolezza che il presidente senegalese metteva alla base della rinascita africana.

Adji Diaw: «Vorrei lavorare per il mio paese»

Aristide Tankeu: «Perché ci domandate se un giorno ritorneremo?»

Mohamed Sayaih: «La democrazia in Africa è solo una questione di facciata»

Lionel Ngako:«In Africa è sacra la comunità non l’individuo»


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 aprile 2004
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