Tempi lunghi per il risanamento del lago

I risultati di un convegno sul futuro dello specchio d'acqua più amato dai varesini

 Il lago è un paziente che avuto dei benefici dalla cura ma che non ha ancora recuperato autonomia. Un quadro clinico che curiosamente assomiglia a quello di altro paziente illustre di Varese: il ministro Umberto Bossi. Come per il senatùr, anche per lo specchio d’acqua più amato dai varesini ci vorranno tempi lunghi per il recupero e soprattutto molta pazienza nella riabilitazione. Il paragone si ferma qua, ma la storia del lago parte da lontano.
L’inizio dell’ultimo risanamento, datato 1994, si è avvalso della consulenza di Sogeiva e Ccr di Ispra. I primi interventi di ossigenazione hanno dato subito risultati incoraggianti, ma come era prevedibile la situazione ora si è stabilizzata e il miglioramento dello stato delle acque non è più così’ marcato come negli anni scorsi.
A spiegarlo chiaramente è il professor Giuseppe Crosa, docente dell’Università dell’Insubria, studioso del processo di eutrofizzazione che ha ridotto il lago in fin di vita negli anni dello sviluppo senza regole. «E’ presente ancora un’elevata eutrofia – spiega – lo si vede da alcuni segnali, come la mancanza di ossigeno nel fondo e la sua risalita in superficie a causa dell’elevata produzione di alghe e dell’elevata presenza di fosforo in estate, quando il ricambio delle acque è fermo». 
Quindi le cose vanno male? «Quella che ho dato è solo una fotografia – spiega il professore – e non basta fermarsi a questi dati, bisogna valutare come stavano le cose prima. Da quando sono iniziati gli interventi di depurazione e risanamento, si può dire che il lago ha recuperato molto, ma i tempi di recupero, oggi, si allungano. E’ un meccanismo tipico dei processi di eutrofizzazione, il risanamento è all’inizio marcato, dopo qualche anno rallenta perché entrano in gioco altri fattori».
La cura finora è stata quella classica del prelievo di acqua dal fondo e della ossigenazione. Da un punto di vista scientifico è la strada giusta. Ma la scienza significa anche prove per tentativi ed errore, e non è escluso che altre tecniche possano dare risultati anche migliori. «Non sappiamo di preciso cosa sarebbe successo se non avessimo fatto questi interventi – spiega Crosa – ma riteniamo di aver preso la strada giusta, anche se i tempi rimangono molto lunghi, si parla di anni».
L’assessore all’ambiente Francesco Pintus ha sottolineato comunque il buon risultato ottenuto fino ad oggi. Pintus ha lanciato un appello affinché non si abbassi la guardia contro gli scarichi abusivi e sottolineato il problema della carenza di fondi.
Il convegno organizzato dalla Provincia, "Il risanamento del lago di Varese. Risultati e prospettive" è stato organizzato proprio per mettere attorno a un tavolo gli esperti e decidere le strategie per il futuro dell’opera. Aperto dal presidente Reguzzoni, ha visto gli interventi di Carlo Crosti, presidente del Consorzio lago di Varese e Comabbio, Susanna Capogna dirigente del settore ecologia della Provincia, Giuseppe Crosa dell’Università dell’Insubria, Francesco Pomati dell’Univerità dell’Insubria, Guido Premazzi del Ccr di Ispra, Antonio Caiello di Sogeiva, David Harper della Leicester University, Letizia Garibaldi dell’Università Milano bicocca, Giuseppe Chiaudani consulente di Sogeiva, Valeria Roella, Arianna Castiglioni e Rossana Caroni di Arpa.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 aprile 2004
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