Ulivo: “Varese ignora i fondi comunitari”

Margherita e Ds accusano l'amministrazione comunale: "Incapace di progettare, servono fantasia e competenza"

Finanziamenti europei, questi sconosciuti. Soldi, in molti casi tanti soldi, che la Comunità Europea destina a progetti di sviluppo sociale e che il comune di Varese non ha saputo intercettare: "Per ignoranza degli strumenti comunitari o per incapacità di progettazione" dice l’Ulivo varesino. Forcolandia, o lo stato sovietico d’Europa come in molti frangenti la Lega ha battezzato l’Unione Europea, vista da un altro punto di vista è sorgente di finanziamenti che a Varese, secondo il centrosinistra, vengono incautamente trascurati. "E in una contingenza del genere – sottolinea Alessandro Alfieri – dove il bilancio comunale prevede solo aumenti dei costi dei servizi, dove i trasferimenti statali si riducono, l’amministratore dovrebbe quanto meno provare ad attirare le risorse comunitarie". 
Sono quattro in concreto, secondo i vertici dell’Ulivo varesino, gli ambiti dove la mancanza di un’azione propositiva da parte di Palazzo Estense ha ricadute censurabili. Sei progetti da quali vi era la possibilità di un rilancio sociale con costi ripartiti sulla comunità europea. 
"Il primo è l’agenzia formativa – spiega Alfieri – per la quale in passato 40.000 euro erano arrivati a Varese. Il comune ora l’ha smantellata, non arrivano più soldi da Bruxelles e la formazione del personale del comune e di alti comuni limitrofi grava ora sulle nostre tasche". 
Il programma europeo Urban è invece preposto al finanziamento di progetti di riconversione economica; strumento pensato per quelle città di trascorsa vocazione industriale e che devono trovare nuove identità. Anche in questo caso nessuno progetto da Varese è arrivato sui tavoli di Bruxelles.  "E non si deve pensare per forza a grandi progetti. Anche un progetto per la nuova caserma dei vigili poteva rientrare in questo ambito", specifica il capogruppo dell’Ulivo. Stessa sorte ha avuto il progetto Equal, strumento di sviluppo delle piccole imprese con alto impatto sociale. 
Ma la lacuna più grave è il mancato utilizzo dei Fondi Interreg; una consistente dote destinata dall’Unione Europea a progetti di integrazione tra paesi di confine. Uno strumento peraltro già sfruttato per sinergie con il Canton Ticino. "Ma non  da Varese" sottolinea il  segretario Ds Fabrizio Mirabelli. Due in particolari i progetti rientranti in Interreg III dimenticati: Innova e Greenlink. Il primo tocca l’ambito della rete tra enti pubblici in materia di qualità dei servizi, marketing territoriale, aggregazione e decentramento e finanzia innovativa. Il secondo è un progetto sulla politiche di sviluppo sostenibile. "Un tema caldo, che avrebbe potuto riguardare anche idee innovative sul trasporto pubblico, e invece come gli altri totalmente ignorati".  
"Il paradosso  di Fumagalli – conclude – è che al di là delle sue uscite di piccolo cabotaggio sul decoro cittadino, sulle grandi partite, di alto profilo e di grosso peso economico, fallisce". 
A rinforzare il concetto, vien portato un altro esempio. Il 2004 è l’anno europeo dello sport.  La situazione degli impianti sportivi varesini, un vecchio pallino di Mirabelli, non è rosea: dal Palaghiaccio alla piscina comunale; lo stesso stadio avrebbe bisogno di manutenzione. Ma neanche per l’occasione Varese ha bussato alle porte della Comunità.  
La città manca di un procacciatore di fondi, di personale addestrato a monitorare le possibilità offerte dall’Europa e trasformarle in progetti e possibilità di sviluppo. I soldi non sono garantiti, ma occorre almeno provarci. Con un po’ di fantasia e competenza.
Che dire dunque della Varese Europea? "Varese è europea, in apparenza. Ma sotto il vestito, niente".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 aprile 2004
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