Comunicazione: una strada verso la democrazia

Presentata a Villa Recalcati la ricerca sulla comunicazione degli enti locali: come è cambiata e come dovrebbe essere

"Spesso tra il palazzo e la piazza è una nebbia sì fitta o un muro sì grosso che… tanto sa il populo di quello che fa il governo quanto delle cose che fanno in India"
Si potrebbe riassumere così, con questa sentenza del Guicciardini, il rapporto tra cittadini e istituzioni.
O almeno così era fino a poco tempo fa quando la legge 150 sulla Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazione ancora non esisteva. Ora le cose sono cambiate: gli enti locali cominciano a comunicare e sono nati gli Urp e gli uffici stampa ma ancora molto resta da fare come evidenzia la ricerca "Come comunicano gli enti locali in Italia", presentata questa mattina nella sala convegni di Villa Recalcati decisamente affollata.

«Le nuove tecnologie interattive sono considerate preponderanti – spiega Pasquale Diaferia, moderatore del convegno – ma ancora non si sono approfonditi canali di comunicazioni ad alta potenzialità. Enti asciugano il budget destinato alla comunicazione mentre altri alimentano solo settori come quello turistico.»
Insomma la comunicazione vive una dimensione altalenante. Ancora in Italia sfugge il valore di questo strumento. Francesco Pira, docente di Comunicazione Pubblica e sociale all’Università di Udine, sottolinea come la gestione della comunicazione dei nostri musei e del nostro turismo sia ancora molto lontano da quella, per esempio spagnola o francese. Le ottime esperienze europee sono poco condivise e comunicate nonostante il recente allargamento dell’Unione europea e l’esigenze dei paesi new entry di mettersi al passo.

Ma parlare di comunicazione in maniera globale significa soprattutto "ascoltare". Lo stratega della comunicazione, evidenzia Renato Ruffini della LIUC, deve essere una persona capace di interloquire con le strutture sociali ovvero con il cittadino. Il comunicatore deve quindi essere in grado di chiedere per poter andare incontro alle esigenze del cittadino.Ma il tema della comunicazione è ancora più spinoso laddove si interseca con la politica. Fare comunicazione non può significare fare propaganda; è necessaria una forte componente etica perché non si faccia una strumentalizzazione della comunicazione. A questo proposito Daniele Marantelli della commissione Cultura e Informazione Regione Lombardia sottolinea la necessità di una netta distinzione tra la figura del giornalista e quella del comunicatore, mentre Claudio Bonvecchio dell’Università dell’Insubria afferma che parlare di comunicazione significa inevitabilmente parlare di democrazia. Comunicazione quindi come inizio di un nuovo umanesimo dove la politica venga partecipata e non concepita come verticista. Insomma politica e comunicazione: un binomio vincente ma senza strumentalizzazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 maggio 2004
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