Edilizia popolare, polemiche sull’aumento degli affitti

Il Sicet vuole ricorrere al Tar, Cgil e Cisl d'intesa: «Occorre una riqualificazione di tutta l'edilizia residenziale pubblica»

Levata di scudi contro l’aumento dei canoni di affitto degli alloggi popolari: una trattativa che, nata per affrontare i grossi nodi dell’edilizia pubblica residenziali si è ridotta ad affrontare solo l’aspetto dell’adeguamento economico. Le polemiche sorte dopo la decisione di Aler di aumentare i canoni di affitto degli alloggi popolari avranno probabilmente altri strascichi. Il Sicet, il sindacato degli inquilini vicino alla Cisl,  ha promesso un ricorso al Tar contro l’adeguamento dei canoni di locazione. Cisl e Cgil, in un comunicato congiunto criticano a tutto campo l’esito della vicenda.  
L’invito del Sicet è quello di una petizione popolare per favorire l’azione legale e chiedere il ripristino dei tavoli di discussione.
L’aumento degli affitti, ritenuto dai vertici di Aler "lieve", non tocca le prime due fasce di reddito che continueranno a pagare la stessa cifra. A partire dalla 3° fascia l’aumento è di 5,79 euro, 6,09 per la quarta fascia, 12,50 per la quinta, 13,21 per la sesta, 13,80 per la settima. Per quanti hanno un reddito superiore ai 43mila euro, gli incrementi raggiungono i 68,41 euro.  «Aumenti giustificabili – secondo Aler – i precedenti ritocchi risalivano al 98». 
Gli aumenti e le modalità della trattativa hanno però provocato dissidi prima tra Regione e sindacato poi tra le forze sindacali stesse: «La Regione – commenta Gian Marco Martignoni, Cgil,  – ha abbandonato il tavolo delle trattative per motivi elettorali ed ha lasciato la patata bollente alle Aler provinciali. Ma il tavolo aveva diverse funzioni:non solo decidere sugli aumenti, ma discutere di un progetto riformatore di Aler». 
La rottura della trattativa ha avuto come conseguenza quello di esaurire il terreno della discussione sulla riorganizzazione delle Aler provinciali: a loro però è rimasta  la facoltà di provvedere agli aumenti in base alle necessità interne di bilancio. 
Nel frattempo si era già consumato il diverso atteggiamento delle parti sindacali.  Al tavolo ha partecipato Sunia, mentre Sicet, il sindacato inquilini aderente a Cisl ha abbandonato la trattativa alcuni mesi fa. Una pre-intesa era stata firmata proprio da Sunia, mentre Cgil, pur rimanendo al tavolo fino all’ultimo non ha voluto firmare nessun accordo, nemmeno preventivo. «Non siamo d’accordo in nessun caso ad siglare intese separate» è la posizione di Cgil, mentre da parte del Sicet le critiche sono al merito: il contenuti della discussione competono alle Regioni che hanno ricevutola delega dallo stato. No, quindi, a tavoli territoriali.  
«La nostra posizione – riprende Martignoni – è chiara: l’intera trattativa ha eluso le nostre richieste. Noi non vogliamo che venga ulteriormente  sfavorita l’edilizia pubblica, che qui da noi è già una "cenerentola" rispetto a quanto avviene in Europa. A questo proposito avevamo chiesto di discutere in modo più ampio la questione anche perché Aler da sola non è in grado di porsi gli obiettivi che vorremmo persequisse». Ed è su questi obiettivi che Cgil e Cisl hanno ritrovato unità;
da qui un comunicato congiunto, firmato da Martignoni e da Sandra Fragassi della Cisl Varese, che vuole richiamare gli aspetti relativi alle politiche di riqualificazione dell’ente: il censimento degli alloggi sfitti per definire un piano di recupero e di assegnazione condiviso con i comuni interessati; l’applicazione di una ICI agevolata; nessun aumento alle tre prime fasce di reddito e la richiesta del congelamento dei salti di fascia; la certezza che le maggiori entrare vengano riutilizzate per opere di manutenzione programmate e la definizione di stanziamenti adeguati e certi per gli interventi di manutenzione straordinaria.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 maggio 2004
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