Fine dell’occupazione della Tintò di Fagnano .

Avviate le procedure di mobilità, ma la vicenda lascia un segno nei lavoratori

Settantacinque giorni di occupazione, ma l’obiettivo è stato centrato: l’apertura della procedura di mobilità per i lavoratori dell’azienda Tintò di Fagnano Olona. A darne l’annuncio è il sindacalista della Filtea-Cgil Ernesto Raffaele che oggi, presso la sede della Camera del Lavoro di Busto Arsizio, ha ripercorso le tappe cruciali di questi ultimi tre mesi insieme a tre dei dipendenti.
L’inizio dell’occupazione risale ai primi di febbraio, quando il mancato pagamento della tredicesima e dello stipendio di gennaio, oltre alla presenza di camion che portavano via le materie prime, avevano messo in allarme i 14 lavoratori rimasti dopo che nell’ottobre 2003 ne erano stati licenziati tre. Le richieste della Cgil, con il pieno accordo e sostegno dei dipendenti, si sono incentrate sulla richiesta del pagamento delle spettanze arretrate, ma il nodo centrale della questione e dello scontro si è subito manifestato nel problema della mobilità. Fra Cgil, unico sindacato coinvolto nella vicenda, e lavoratori la solidarietà è stata totale. «Dopo un primo momento di diffidenza – spiega Raffaele – ci siamo trovati d’accordo sul fatto che non era possibile concludere un accordo al ribasso, accettando semplicemente il pagamento della tredicesima e dell’arretrato di gennaio, in forma razionata, e in seguito il licenziamento». Infatti, un accordo di questo genere era stato tentato dal gruppo bergamasco che gestisce l’azienda in due occasioni, una delle quali di fronte al Sindaco di Fagnano Olona che si era offerto come mediatore. Oltre a una rapida conclusione della vicenda che non prevedesse l’inizio delle pratiche per la mobilitazione, i rappresentanti dell’azienda erano interessati a rientrare nell’edificio. «Ciò significava avere libero accesso a documenti cartacei e al server, e non potevamo permetterlo se non in presenza di Carabinieri e Guardia di Finanza – prosegue Raffaele – Dopo questo ultimo incontro, il 19 febbraio, i nostri rapporti con l’azienda sono cessati, e la compattazione di tutti e quattordici i dipendenti ha permesso la continuazione dell’occupazione e una proficua collaborazione fra loro e il sindacato. La loro decisione è stata quella di proseguire per finalizzare il progetto di ottenere mobilità e indennità, diritti per altro legittimi». La svolta è avvenuta con l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro, che in circa venti giorni ha accertato, in base al materiale presente nell’azienda e non a rapporti diretti con i titolari dell’azienda, che la ditta aveva cessato di fatto l’attività e che nel periodo fra il 2 agosto 2003 e il 2 febbraio 2004 aveva occupato più di quindici dipendenti. Accertate queste condizioni, i dipendenti, in base ad una sentenza della Cassazione, hanno potuto presentare dal 25 marzo i documenti per aprire la procedura di mobilità. La vicenda dell’azienda, che già due anni fa, come Macchi, aveva subito un fallimento, è però a tratti più complicata e preoccupante. «Dieci giorni dopo l’occupazione – dice Raffaele – mi è pervenuta una documentazione anonima sull’attività dell’azienda, che poteva far sospettare degli illeciti da parte dell’azienda. Il 24 febbraio è stato quindi fatto un esposto alla Guardia di Finanza di Saronno». Il 19 aprile i lavoratori, dopo aver deciso di terminare l’occupazione e aver stilato un inventario di tutto quello che al momento era contenuto nell’edificio (documento consegnato alla Guardia di Finanza, al Sindaco e ai Carabinieri locali) hanno lasciato definitivamente la fabbrica. «Adesso – conclude Raffaele – aspettiamo per la prima settimana di maggio il responso della commissione sulle richieste di mobilità. Siamo fiduciosi e come sindacato ringraziamo l’Ispettorato del Lavoro, il Sindaco Simonelli, l’Assessore ai Servizi Sociali Rosaria Chendi e la Protezione Civile, che ci ha sostenuto durante l’occupazione fornendoci fra l’altro un generatore elettrico. Soprattutto ringrazio i lavoratori, che hanno dimostrato una grande forza di volontà e solidarietà, fra loro e con noi». L’ultima parola spetta ai tre rappresentanti degli ex- dipendenti, Pinuccia, Roberto e Alberto. «Ci uniamo ai ringraziamenti già fatti, ma soprattutto ringraziamo Raffaele, che non si è limitato ad un rapporto lavorativo con noi, ma si è dimostrato un amico, partecipando attivamente alla nostra lotta. Questo periodo è stato molto difficile, per noi e per le nostre famiglie, ma ora il nostro obiettivo è quello di rientrare nel mercato del lavoro. Ora però siamo molto diffidenti, anche perché i rapporti con l’azienda erano sempre stati corretti, e non ci aspettavamo un comportamento del genere».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2004
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