Il male oscuro di Varese

La popolazione residente diminuisce inesorabilmente da ormai vent’anni. Interrogazione del Ds Cacioppo

Varese sta diventando sempre più piccola. Secondo i dati dell’anagrafe e dell’ultimo recente censimento la popolazione residente è in regressione da parecchi anni.

A lanciare l’allarme è il consigliere dei Democratici di sinistra Emiliano Cacioppo, che con un’interrogazione esorta sindaco e giunta a valutare la possibilità di intervenire per invertire questo trend negativo.

 

I dati contenuti nel documento presentato da Cacioppo sono esemplari. Il ventennio 1983-2003  ha visto un decremento di circa diecimila unità, di cui seimila negli ultimi dieci anni. Nell’ultimo anno a cui l’interrogazione fa riferimento, il 2002, il saldo negativo per la città è di circa seicento abitanti. Con una popolazione residente di 79.961 abitanti (al 31/12/02) Varese rimane molto al di sotto del limite massimo di popolazione insediabile secondo il piano urbanistico vigente, pari a 124.540 unità. Tutti gli indicatori di crescita sono negativi, il tasso di mortalità supera quello di natalità. Un grosso male affligge dunque la città giardino, un male silenzioso ed invisibile, ma proprio per questo estremamente pericoloso.

 

Oltretutto se l’analisi quantitativa del fenomeno desta preoccupazione, l’analisi qualitativa non rallegra certo gli animi. Dai dati sembra infatti che a lasciare la città siano soprattutto i giovani fra i quindici ed i ventinove anni in forza lavoro e gli adulti. Questo trend si è intensificato soprattutto negli ultimi due anni (2000-2002), con la fuga di più di tremila persone appartenenti a queste categorie. Dunque ad abbandonare Varese è soprattutto la popolazione giovane o comunque non anziana, elemento centrale per lo sviluppo economico e sociale di una qualsiasi comunità.

 

Cacioppo offre una chiave interpretativa del fenomeno, collegandolo sia a cause generali, come il calo delle nascite, sia a fattori specifici della città di Varese, come il peggioramento della vivibilità dello spazio urbano e l’eccessivo costo dei canoni di locazione. Il declino di Varese presenta dunque forti analogie con l’illustre caso di Milano, da capitale morale e non solo del Paese a semplice grande città con poco più di un milione di abitanti: un “paesotto” rispetto a Roma ed alle metropoli europee. Da noi come nel capoluogo regionale la gente tende a stabilirsi ai margini della città, nel famigerato hinterland, dove le abitazioni non hanno prezzi stellari e l’aria è ancora respirabile.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 maggio 2004
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