Invecchiare bene si può. La storia di Giovanna e Vincenzo

Giovanna e Vincenzo De Natale festeggiano 54 anni di matrimonio e una vita fatta di tanti sacrifici e da un grande amore

Oltre mezzo secolo di vita insieme, vissuta da soli, senza la compagnia di figli, che non sono arrivati, in un Dopoguerra difficile, tra sacrifici e tanto lavoro, ma con una vitalità e un entusiasmo per la vita che ancora portano con sè e che esprimono in ogni gesto, in ogni parola. Una vita fatta di rinunce, ma coronata da un grande amore, che all’alba del 13 maggio 2004 li ha portati a festeggiare un altro importante traguardo, i 54 anni di matrimonio.
E’ la storia di Giovanna e Vincenzo De Natale, 95 anni lei, 96 lui, nativi rispettivamente di Gazzada e Azzate, che dal 1977 abitano a Casbeno, in un’abitazione della parrocchia, adiacente all’oratorio. E’ un esempio di vecchiaia, quella di Giovanna e Vincenzo, vissuta sempre in modo autonomo e indipendente, senza richieste o esigenze particolari, con la dignità di chi ha lavorato per tutta la vita e non pretende aiuti da nessuno, almeno finché la salute, già generosa, li assisterà. «Andiamo con tre gambe – dice Vincenzo, e con sorriso ironico aggiunge – con il bastone, per non cadere. Ma ogni giorno esco a prendere il pane e fare la spesa. I conti in casa li tengo io, perché con l’euro ci capisco di più».
Abitano in un appartamento al primo piano, con due rampe di scale da fare, che non li spaventano, «scendo almeno due volte al giorno, – continua Vincenzo – al mattino e il pomeriggio se faccio dei lavoretti in giardino, ma più con la bella stagione». 
Si sono sposati in tarda età, dopo la guerra, il 13 maggio del 1950, ricorreva l’Anno Santo e sono andati in viaggio di nozze a Roma. Giovanna, sarta esperta in rammendi invisibili insegnava il mestiere in uno stabilimento di tessitura a Paderno Dugnano, mentre Giovanni era impiegato come contabile alla Valigeria Italiana, legata all’epoca al Calzaturificio Divarese, curava la contabilità di ben 15 negozi. «Dopo 12 anni ho dovuto lasciare la fabbrica – ci spiega Giovanna – perché i padroni erano ebrei e sono dovuti scappare, chiudendo lo stabilimento. Allora ho continuato a fare la sarta a casa. Mi sarebbe piaciuto tanto studiare, ma ho perso presto il padre con un fratellino piccolo e non ho potuto».
Hanno ancora una memoria infallibile i "nonnini" di Casbeno, che citano date di eventi e ricorrenze alla perfezione, in particolare Vincenzo, allenato da sempre a fare conti, con in tasca sempre la sua inseparabile calcolatrice che converte gli euro in lire «per non confondersi, non si sa mai» dice lui, che fino a qualche anno fa, già in pensione, faceva il segretario nella parrocchia di Casbeno.
Una vita semplice, quella di Giovanna e Vincenzo, che ora vivono con ritmi certo più lenti di una volta, ma non meno vivace e combattiva. Lei tuttora confeziona a maglia cappellini per i bambini malati ospitati dall’oratorio e lui non perde occasione per segnalare il malfunzionamento di un lampione proprio davanti a casa «E dica al Comune di cambiare la lampadina del lampione in via Ariberto, che è da più di un mese che è bruciata e lo abbiamo già segnalato tante volte. E’ utile – dice, sull’uscio mentre ce ne stiamo andando – per entrare e uscire e per sentirci più sicuri».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2004
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