“Manualmente”, quando l’artigiano diventa artista

Bilancio positivo per la mostra mercato di artigianato contemporaneo di qualità organizzata dal Fai a Villa Panza

Vecchie botti trasformate in sedie, insignificanti bottiglie di plastica che diventano l’anima di divertenti animali di cartapesta, tessuti piegati e tinteggiati che riproducono le increspature dell’acqua, poltrone sinuose e profumate scolpite nel legno, ceramiche raku dalle vertiginose sfumature cromatiche e lampade che ricordano lingue di fuoco. Se "Manualmente", la mostra mercato di artigianato contemporaneo di qualità, voleva stupire i visitatori, c’è proprio riuscita. Un’impronta originale e di altissimo livello che ha lasciato il segno non solo sulle locandine che pubblicizzavano la manifestazione, ma anche sui visitatori che hanno raggiunto la settecentesca Villa Panza, dove il Fai ha allestito la mostra.  
(nella foto: il ceramista varesino Francesco Faravelli)
«Io – dice Giorgio Giacomo Mariani, artigiano  di Parma – mi sono sempre rifiutato di partecipare a fiere o manifestazioni espositive. Però su questa devo ricredermi, perché qui arrivano non solo espositori selezionati, ma anche visitatori  esperti, che sanno valutare e apprezzare lavori che richiedono un certo occhio». 
La qualità degli oggetti (opere), la loro raffinatezza, l’evidente ricerca nella scelta dei materiali, caratteristiche che accomunavano la gran parte degli espositori presenti, sono il segno che la selezione operata dal Fai è stata seria e rigida. Un segnale importante per chi crede che ci sia ancora uno spazio creativo capace di produrre al di fuori del livellamento imposto dal mercato globalizzato. Quello dell’artigianato di qualità è un settore che spesso raccoglie storie ed esistenze atipiche, scelte di vita originali, professioni abbandonate nel pieno di una carriera rampante. Persone con la capacità di rischiare tutto partendo da un’idea o dall’amore viscerale per un materiale, come il legno, la ceramica – certamente più facili d’amare – ma anche la plastica, il vetro riciclato  o i tessuti sintetici.
«Lo studio dei materiali – spiega Nanette Libiszewski (foto a fianco) - è un indicatore importante per chi fa l’artigiano, perché ti indica il limite nella lavorazione e quindi ti spinge al superamento dello stesso, a volte con soluzioni che sorprendono lo stesso autore. Io lavoro con i tessuti e tento di riprodurre alcune forme che trovo in natura, come ad esempio le increspature dell’acqua, e per ottenerle devo sperimentare sulle combinazioni dei materiali».
Effetti sorprendenti e fortemente voluti, come le camicie di Nanette, ma anche casuali e un po’ per gioco, come nel caso di Marco Torchio da Alba, tra i premiati della mostra, che dalle doghe di vecchie barrique (botti di rovere che vengono usate per l’invecchiamento del vino) ha ricavato delle sedie confortevoli e dallo stile originale, con tanto di base (il coperchio della botte) che indica annata e cantina di provenienza. Un modo per non dimenticare gloriose vendemmie e nobili vitigni, e dove poter sorseggiare comodamente un buon bicchiere di vino.
Poiché i prezzi non erano alla portata di tutte le tasche, molti espositori hanno deciso che per l’occasione si potevano fare anche sconti consistenti, fino al 50 per cento. E così con circa 40 euro si poteva portare a casa un bellissimo set di tre tazzine da caffè, premiate per il gusto e introvabili in qualsiasi bar, o, con poco più di 500 euro, una  sedia del Torchio, che, prima di accogliere le terga del fortunato acquirente, aveva fatto riposare un ottimo Nebbiolo dell ’82.  
E comunque, anche chi non ha comprato oggetti, pagando il biglietto d’entrata, ha contribuito a finanziare il restauro urgente di alcune opere poste sotto la tutela del Fai. 

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2004
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