Sfruttamento minorile, una piaga senza confini

Dalle favelas ai sobborghi industriali del primo mondo. Sono sempre di più i minori obbligati a lavorare, sfruttati e sottratti allo studio. Un rapporto di Misna

Sono 246 milioni i bambini lavoratori nel mondo. Sono presenti nei Paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa, negli Usa e in altri Paesi industrializzati. Lo sfruttamento dei minori non si ferma alle piccole faccende di casa, alle commissioni per i genitori, ai piccoli lavori estivi. Spesso i piccoli sono utilizzati in pericolose lavorazioni nelle fabbriche chimiche, in pesanti turni nelle miniere o in faticose corvée nei laboratori tessili. A combattere questa piaga c’è in prima linea l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), ma anche i sindacati, i Governi e le Ong. Un’azione difficile sia sotto il profilo normativo sia sotto quello educativo, informativo e di denuncia. Un lavoro fatto di piccoli interventi quotidiani, ma anche di grandi appuntamenti. Come il Congresso mondiale dei ragazzi sul lavoro minorile che si svolgerà a Firenze da oggi al 12 maggio e la Global March che si terrà, sempre a Firenze, il 13 maggio. Due occasioni nelle quali saranno gli stessi ragazzi a denunciare lo sfruttamento e sollecitare tutte le autorità a intervenire per tutelare i diritti di bambini e bambine. Un’opportunità per fare il punto sul fenomeno del lavoro minorile e sui successi nella lotta contro lo sfruttamento.

Nel mondo vengono sfruttati quasi 250 milioni di bambini, fra i 5 e i 14 anni. La vergognosa piaga del lavoro minorile non riguarda solamente i Paesi in via di sviluppo, ma tocca anche il cosiddetto mondo civilizzato, dall’America all’Europa, Italia compresa. Se guardiamo dentro a questo nostro grande Paese, tanto decantato da alcuni potenti e ricchi politici come una nazione dove tutti vivono nel benessere, scopriamo che ci sono milioni di semianalfabeti, perché per l’istruzione si spende meno dello sconosciuto Lesotho africano. Molti milioni non riescono a varcare la soglia della povertà, mentre sono ben 150 mila i bambini che sono occupati nelle varie attività, di cui oltre 30 mila sono quelli da considerarsi sfruttati. Se ai bambini italiani aggiungiamo quelli extracomunitari, la cifra sale notevolmente. E tutto ciò in violazione della Legge n. 977 del 1967, che fissa a 15 anni l’età minima per l’assunzione al lavoro. Rimaniamo in Europa. A Bucarest ho incontrato i bambini che vivono nelle fogne. Nel cuore del vecchio continente vivono ancora adolescenti che sono oggetto dello sfruttamento più disumano, perché usati come mezzo di guadagno per l’accattonaggio, sino ad arrivare a fratturare loro gli arti per impietosire i passanti. Ma ciò che inorridisce è il fatto che alcuni bambini vengono usati come "pezzi di ricambio" per il traffico di organi umani. Spostando lo sguardo all’Africa, nei miei occhi e nella mia mente sono rimaste indelebili le immagini dei bambini che ho visto morire di fame nel Mali, di sete in Etiopia, ridotti a scheletri in Ruanda, Sudan, Congo sino ad arrivare alla Somalia. Per difendere gli interessi delle multinazionali, che a vario titolo sfruttano le risorse dell’Africa, scoppiano guerre fratricide che coinvolgono milioni di piccoli esseri umani, non solo per gli effetti distruttivi, ma anche perché partecipi direttamente ai conflitti. I bambini-soldato combattono in più di 20 Paesi. In Africa, dove molti conflitti sono in corso, Paesi come Uganda, Burundi, Etiopia, Congo e Sudan, arruolano bambini che vanno dai 7 ai 12 anni. In Uganda ho visto un bambino di circa 8 anni con in mano un fucile più grande di lui. Dietro a un volto smarrito due grandi occhi neri mi guardavano con paura. Il bambino-soldato, per l’anagrafe, "non esiste". Come "non esistono" milioni di bambini privi di un qualsiasi documento di riconoscimento. Tale condizione favorisce i nuovi schiavisti che arruolano con la violenza e il rapimento bambini innocenti. Negli ultimi decenni le guerre nel mondo hanno ucciso più di due milioni di bambini e mutilato gravemente altri 5 milioni. Oltre un milione sono rimasti orfani. Dei circa 40 milioni di profughi nel mondo, oltre 1’80% è costituito da bambini, donne e anziani. In Angola si dice che ogni abitante ha una mina a sua disposizione per saltare in aria, tanti sono gli ordigni di morte disseminati nel terreno. E, come sempre, sono i bambini le vittime più numerose. In Uganda, dove la guerra civile dura da dieci anni, sono già morti oltre 20mila bambini. Una guerra disumana, perché i ribelli arruolano ragazzini sequestrandoli con la violenza per poi plagiarli e mandarli a combattere. Come cent’anni fa, sono in attività i mercanti di uomini. 

In una vasta zona, che va dal Gabon al Togo e al Benin, migliaia di piccoli vengono venduti dalle famiglie per pochi soldi, in molti casi vengono rapiti per essere ceduti come schiavi al servizio dei grandi proprietari terrieri della Costa Avorio, per essere utilizzati nelle piantagioni di cotone e cacao. Mentre ai bambini vengono affidati i lavori più duri, le bambine subiscono la violenza e l’umiliazione di servire nelle famiglie dei ricchi. I mali dell’Africa non finiscono qui. Un male terribile sta distruggendo milioni di africani: l’Aids. Si sta profilando una catastrofe umanitaria di proporzioni inimmaginabili. Ci sono gravissime responsabilità da parte delle multinazionali farmaceutiche che invece di combattere la malattia, distribuendo a basso costo le medicine, la favoriscono applicando prezzi inaccessibili. E sono i bambini, come sempre, le prime vittime di un’ingiustizia che torna a vergogna per tutti i Governi del mondo. Come se non bastasse, l’Africa è diventata la più grande pattumiera della terra. Le ragioni sono semplici: i Paesi ricchi industrializzati, a vario titolo, producono scorie e veleni altamente tossici che non possono smaltire in casa loro. Allora, attraverso un sistema di riciclaggio, danno soldi e armi ai Paesi poveri in cambio delle smaltimento dei loro rifiuti che finiscono nel sottosuolo di un vasto territorio difficilmente controllabile. Quello che non finisce nei Paesi poveri trova collocazione nelle profondità marine. I rischi per la salute sono enormi, soprattutto per una popolazione già minata nel fisico dalla denutrizione. Come sempre i primi a essere colpiti sono i bambini. In India lo sfruttamento della manodopera minorile raggiunge cifre impressionanti. Milioni di bambini vengono impiegati in diverse attività lavorative come la produzione di tappeti, concerie, vetrerie, cave, la raccolta di rifiuti e il trasporto di oggetti pesanti. Sono bambini che non frequentano la scuola e sono privi di una qualsiasi assistenza. In India l’analfabetismo riguarda quasi metà della popolazione. Invitare, però, i cittadini occidentali a non acquistare i prodotti provenienti dall’India, come i tappeti, è sbagliato, perché mentre da una parte si rischia di mettere in crisi la già povera economia del Paese, dall’altra i bambini verrebbero impiegati in altri settori. Sono le multinazionali le prime sfruttatrici, in quanto acquistano i prodotti a basso prezzo. Esse dovrebbero rinunciare a una parte dei loro cospicui profitti, pagando un prezzo più alto, per costringere così i produttori locali a rinunciare a impiegare manodopera al di sotto dei 14 anni. Identiche situazioni troviamo in Brasile, dove migliaia di minori lavorano nelle miniere e in tante altre attività faticose e pericolose. Così in Perù, in Colombia, in Ecuador, in Indonesia e Malesia, per citare i casi più importanti. In Pakistan, bambini e bambine lavorano nelle fornaci, aiutano i muratori portando mattoni e calce. Per pochi soldi esercitano i lavori più duri e umili. In Nepal, tra i Paesi più poveri al mondo, migliaia di bambini vivono sulla strada, diventata la loro casa. Il 40% degli abitanti risultano essere denutriti e l’alfabetizzazione raggiunge solamente il 43% della popolazione. In Thailandia, accanto allo sfruttamento minorile del lavoro, prospera la pedofilia. Migliaia di bambini e bambine vengono avviati alla prostituzione già in tenera età. Ad alimentare questo infame mercato, in espansione, contribuiscono molti occidentali che arrivano a Bangkok da tutto il mondo, italiani compresi, per distruggere la vita degli adolescenti. 

a cura di Renzo Milanesio, da Misna.it

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2004
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