Sgominata la tratta dei pakistani

Arrestate undici persone, organizzavano il traffico di extracomunitari clandestini. L'indagine è stata condotta congiuntamente da polizia e carabinieri

Undici persone, otto pakistani e tre imprenditori edili italiani, sono state arrestate con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’ingresso clandestino sul territorio italiano di extracomunitari, falso in atto pubblico e falsificazione di documenti necessari per la sanatoria prevista dalla legge Bossi-Fini. Gli inquirenti hanno definito l’organizzazione una vera e propria catena di produzione della clandestinità, che aveva inizio nei paesi d’origine dei malcapitati, Pakistan, India, Nepal e Bangladesh, e proseguiva per le rotte del Mediterraneo, attraverso la Grecia, per approdare in Italia, a Genova e a Malpensa. Almeno cento i clandestini falsamente regolarizzati nella nostra provincia con questo sistema, anche se si sospetta un giro molto più ampio. Una volta arrivati a Varese venivano presi in consegna dagli emissari dell’organizzazione e sistemati in appartamenti, dislocati tra Varese, Cairate e Luvinate, dove le donne, in ossequio alla regola musulmana, venivano rigorosamente separate dagli uomini. Per il viaggio e per il falso permesso ciascuno di loro sborsava in media 10 mila euro, divisi in tranche: la prima veniva pagata nel paese d’origine, il resto a rate nel paese "di accoglienza". I malcapitati vivevano di espedienti, lavoretti saltuari e mal pagati, per poter tirare avanti in attesa della agognata regolarizzazione. Per tutti loro, in quanto hanno rilasciato dichiarazioni false per ottenere la sanatoria, scatterà il decreto di espulsione.

(sopra da sinistra: il capo della squadra mobile Franco Novati, il procuratore Giovanni Pierantozzi e il tenente Enzo Molinari del reparto operativo dei carabinieri )
L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Paganini, è stata condotta congiuntamente dalla squadra mobile di Varese e dal reparto operativo dei carabinieri, anche se in origine erano due inchieste distinte. I militari dell’Arma, infatti, stavano indagando su un’aggressione avvenuta nel giugno dello scorso anno a Tradate. In quell’occasione un cittadino pakistano era stato malmenato e sfregiato. Si trattava di un chiaro avvertimento dell’organizzazione per una rata non pagata. Quel primo episodio aveva portato all’individuazione di tre pakistani, nelle cui abitazioni venivano trovati documenti falsi, alcuni ancora non compilati e incompleti di foto, pronti per essere utilizzati. Nel frattempo la squadra mobile di Varese stava indagando su alcuni imprenditori edili, che avevano presentato un numero abnorme di richieste di sanatoria, troppo alto rispetto al volume della loro attività imprenditoriale. Le due indagini si sono così incrociate, portando alla scoperta dell’intera organizzazione, in cui i tre italiani avevano un ruolo organico, tutt’altro che marginale. Gli inquirenti, inoltre, escludono che tra gli ingressi clandestini ci siano sospetti terroristi. «Questa brillante operazione congiunta – ha commentato il procuratore della Repubblica, Giovanni Pierantozzi – smentisce per l’ennesima volta la diceria che Polizia e Carabinieri si muovano sempre separatamente».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 maggio 2004
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