«Sono vittime e non complici. L’espulsione è un’ingiustizia»

L'Anolf -Cisl chiede che vengano sospesi i decreti di espulsione per i 100 pakistani truffati e sfruttati dalle organizzazioni criminali

Dopo il danno anche la beffa. Questo, secondo la Cisl e l’associazione Anolf, potrebbe essere l’epilogo della vicenda riguardante i 100 stranieri, per lo più pakistani, sfruttati e truffati dall’organizzazione sgominata in questi giorni da un’indagine della procura di Varese. Infatti per loro, in base alla legge Bossi-Fini, scatterà il decreto di espulsione, che alcuni hanno puntualmente ricevuto il giorno dopo il blitz, nonostante abbiano un lavoro regolare e a giugno dovranno fare la dichiarazione dei redditi per pagare le tasse. «Esprimiamo un forte apprezzamento per l’operazione della polizia e dei carabinieri – spiegano Sergio Moia,  Thierry Dieng e M’hammed Savajh dell’Anolf Cisl -, anche per il contributo effettivo che noi abbiamo dato allo sviluppo dell’indagine. Ma ci opponiamo con fermezza all’espulsione dei 100 extracomunitari individuati, perché queste sono le vittime e non i complici del traffico scoperto. Per questo motivo costituiremo un comitato e, come ha proposto anche la Cgil, ci attiveremo per allestire un collegio difensivo per inoltrare i ricorsi al tar».
Il presupposto per l’espulsione è, infatti, la falsità della dichiarazione circa l’esistenza di un rapporto di lavoro con gli imprenditori arrestati. Per la questura i 100 pakistani non avrebbero mai lavorato per le tre imprese incriminate, e avrebbero apposto le firme ai documenti per la sanatoria, sapendo di mentire, elemento che il sindacato contesta con decisione. «Il fatto che non abbiano lavorato è una presunzione e non una prova – spiega Sergio Moia -. Quelle indagate non sono imprese di fantasia e se è vero che non potevano assorbire tutte le domande di emersione inoltrate, ciò non toglie che molti di questi ragazzi abbiano lavorato per loro. A spot, una settimana sì e una no, ma hanno lavorato. E poi se questi rapporti di lavoro erano irregolari, non si puo’ rivendicare la mancata congruità della documentazione, toccherà invece alla questura provare che non hanno lavorato. La cosa più grave è però la violazione del diritto di difesa, perché queste persone verranno espulse senza poter far valere le proprie ragioni in contraddittorio, considerato il fatto che la maggior parte di loro non è stata nemmeno ascoltata».

Su quest’ultimo punto è in corso alla Corte Suprema un giudizio di legittimità costituzionale della Bossi-Fini, sollevato incidentalmente dal tar di Brescia. La preoccupazione dei sindacati è l’ingolfamento dei tribunali amministrativi regionali, che verranno inondati di ricorsi e di fatto paralizzati. «Sarebbe corretto far valere la sospensiva  – conclude Moia – in attesa che la Corte costituzionale si pronunci. La Bossi -Fini sta creando moltissimi problemi, più di qualsiasi altra legge».
Cento immigrati, oggi quasi tutti regolari e con un contratto di lavoro vero, si apprestano a diventare irregolari per una presunzione di legge. Una situazione bizzarra alla luce anche di quanto ha dichiarato in questi giorni Marco Citterio presidente di Unioncamere Lombardia: «Abbiamo bisogno di immigrati in tutti i settori produttivi. Nel 2005 l’incremento della crescita sarà dell’1% e sul fronte del lavoro la necessità sarà di almeno 40 mila lavoratori. Di questi il 25% saranno extracomunitari».


di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2004
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