Squizzato: «Ho raccontato il coraggio di don Mazzolari»

Intervista con l'autore e regista dello sceneggiato

Uno sceneggiato importante che sicuramente seguirà il successo che ebbe quello su don Milani interpretato da Sergio Castellitto. Autore e regista il "nostro" Gilberto Squizzato. 
Mazzolari, un altro prete "scomodo", quale scelta ha fatto per raccontare la sua storia?
«Si sarebbero potuti raccontare tanti aspetti della figura di questo prete: il precursore del movimento per la pace; il profeta che anticipò tante riforme del Concilio Vaticano II°; il sostenitore del dialogo fra credenti e non credenti, fra cattolici, socialisti, comunisti in tempi di aspre divisioni ; l’uomo in dialogo coi fratelli ebrei e protestanti…Io mi sono soffermato in particolare sul coraggio di un uomo che , in perfetta solitudine, spesso pagando l’incomprensione dell’autorità ecclesiastica, per più di vent’anni riuscì a resistere alle lusinghe, alle prepotenze, alle violenze, alle minacce, alle intimidazioni anche fisiche del fascismo, nel nome della dignità dell’uomo e della radicalità del Vangelo».

Un Mazzolari solo politico?

Don Mazzolari fu un tenace antifascista, ma dopo il 25 aprile salvò chi lo aveva denunciato. Perché lo fece?

L’uomo dell’argine racconta anche un’epoca…

A proposito del fatto che anche L’UOMO DELL’ARGINE è una fiction "low budget": una formula elegante per dire "basso costo". Quanto costa questo genere di film in costume?

Il film è stato girato nei posti reali dei fatti?

Mazzolari è un personaggio "padano"?

Ha utilizzato una troupe leggera…

La produzione è tutta Rai?

«Sì, questa è una produzione tutta interna alla RAI. L’ideazione, la produzione, le riprese , il montaggio, tutto viene realizzato con risorse e personale del CPTV di Milano». «Da diversi anni nel Centro di Produzione di Milano ho costituito, con il produttore esecutivo Annalisa Guglielmi, un agile e collaudatissimo gruppo di lavoro che si è specializzato nella "fiction low budget". E’ la prova che anche qui ci sono validissimi professionisti. Sarebbe un peccato se l’azienda non li valorizzasse per l’intero arco dell’anno , dal momento che con me lavorano solo due, tre mesi…»«Sicuramente. E della più autentica paganità. Lo stesso Giovanni XXIII, pochi giorni prima della morte di don Primo, lo definì "la tromba dello Spirito Santo nella valle Padana". Mazzolari Visse un forte radicamento alla sua terra, alle sue origini contadini, il titolo stesso ricorda il suo "argine" sul Po, quello dove passava ore e ore a pregare, a meditare, a progettare i suoi libri, i suoi articoli, le sue innumerevoli lettere. La "paganità" di don Primo si esprimeva nella sua profonda e totale solidarietà ai poveri, ai deboli, a coloro che pativano ingiustizie, ai profughi portati a Bozzolo dalla guerra. Un uomo che aveva un cuore davvero "universale"»«In parte. Sicuramente nella canonica, nel famoso "studiolo" di don Primo, quello in cui formò una generazione di giovani che avrebbero fatto la resistenza e poi collaborato alla nascita della DC , sostenendo l’esigenza di profonde riforme sociali per riscattare la povertà dei contadini padani. E poi sulle rive del Po, nelle cascine, nei mulini, nelle strade, nelle piazze di paesi rimasti intatti dopo settant’annni dai fatti narrati».«E’vero: questo "film in costume" costa un quinto, o forse un decimo di quello che costerebbe una fiction tradizionale in costume. Ma non sento questo come una limitazione. Il basso costo, e la "troupe leggera" ( quindici persone invece delle quaranta tradizionali) mi consentono una grande libertà di movimento: posso rimaneggiare il copione giorno per giorno, girare in set reali trovati magari poche ore prima delle riprese, spostare con agilità il mio gruppo di lavoro da un posto all’altro in pochissimo tempo senza rallentare le riprese… E’ questo che rende il mio lavoro un "work in progress": in pochi minuti posso riscrivere una scena, inventarne una nuova, girare con volti incontrati sul posto pochi minuti prima delle riprese…«Anche in questo lavoro utilizzo immagini di attualità, solo che allora non esisteva il TG. La cronaca era raccontata dai cinegiornali. Ecco perché in questo nuovo lavoro metto in atto un procedimento del tutto opposto a quello del fiction storiche tradizionali, che ricostruiscono ex novo episodi e vicende storiche. Io invece colloco Don Mazzolari e gli altri personaggi "dentro" le situazioni e dentro gli eventi descritti o evocati dai cinegiornali dell’epoca. Non si tratta di "siparietti" storici, di immagini di archivio usate solo come documenti d’epoca. Mediante raccordi di luce, di angolazione, di movimento, di montaggio, inserisco le vicende del mio protagonista all’interno degli ambienti e delle situazioni descritti o evocati dalle immagini di quel periodo storico».«Mazzolari fu l’unico degli abitanti di Cicognara, il paese del suo primo incarico pastorale, che non andò a votare sulla scheda unica imposta dal fascismo su una lista bloccata di candidati decisa dal Gran Consiglio… Fu uno dei pochi preti a non cantare il "te deum" a comando dopo il fallito attentato a Mussolini. Il suo amico don Minzoni fu massacrato dalle squadre fasciste di Balbo e contro di lui spararono le pistole dei sicari in camicia nera. Fu arrestato, sottoposto a pesanti interrogatori, dovette vivere in clandestinità per più di sei mesi , ricercato dai repubblichini che volevano eliminarlo. Eppure dopo il 25 aprile salvò molti di quegli stessi che avevano cercato di ucciderlo in quanto oppositore del regime. Per Mazzolari furono tutti uguali, vittime e persecutori. Il suo perdono evangelico non cancellò le responsabilità e le colpe degli aguzzini, ma chiedeva ed esigeva dai nuovi vincitori una nuova morale, un salto di qualità, capace di perdonare proprio perché la vittoria dei perseguitati di prima non doveva tradursi solo in uno scambio di parti nel teatro della storia. " se non perché abbiamo sofferto tanto?, si chiedeva don Primo, solo per cambiare di colore alla nostra cattiveria umana?" Fu per questo che Mazzolari salvò dall’esecuzione sommaria, dopo il 25 aprile, anche chi l’aveva denunciato e fatto trascinare negli scantinati della Caserma Muti perché fosse interrogato, torturato ucciso».«Qui bisogna intendersi bene. La scelta politica di Mazzolari scaturiva dalla sua opzione per il Vangelo, per i poveri, per la difesa della dignità umana ferita e offesa. Non fu prigioniero di una ideologia, anche se fu tra i promotori dell’impegno dei cattolici in politica e in qualche modo tra i padri della Democrazia Cristiana nata nel 1942, dall’accordo per il quale si prodigò fra De Gasperi e i neoguelfi del nord, guidati da Malvestiti. Intorno a don primo si raccolse un nutrito numero di giovani cattolici che si impegnarono nella resistenza, alcuni furono trucidati dai fascisti, altri ancora dovettero fuggire in Svizzera… Ma sempre, alla radice, la scelta del Vangelo. E dalla stessa motivazione scaturì il suo impegno per la pace, già durante la campagna militare italiana per la conquista dell’Etiopia. Dall’interventismo degli anni della prima guerra mondiale la sua riflessione lo portò a schierarsi contro il militarismo e contro tutte le guerre, profeta inascoltato e anche condannato al silenzio. Il suo "Tu non uccidere" dovette uscire anonimo, perché il Santo Uffizio condannava le sue posizioni ritenendole troppo radicali. Fu il primo in Italia a rivendicare il diritto/dovere dell’obiezione di coscienza contro tutte le guerre, è don primo il padre del pacifismo italiano, inteso in senso attivo, come costruzione di rapporti nuovi fra i popoli di tutta la terra, al di là delle diverse ideologie e contro tutti i "blocchi" . Così pure la sua richiesta di una rivoluzione sociale cristiana non era scivolamento verso il marxismo, ma sfida i cattolici perché collaborassero insieme ai socialisti e comunisti per costruire una vera giustizia sociale, senza mai rinunciare alla specificità dell’identità cristiana.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2004
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