Aria di crisi al mercato cittadino, ma non per tutti va male

Dalla “vecchia guardia” agli ambulanti con gli occhi a mandorla. Viaggio tra le bancarelle bosine

«Meno male che io sono alla fine e tra pochi anni vado in pensione». A parlare è Gianni, uno dei “senatori” delle bancarelle d’abbigliamento che si incontrano a Varese, quando c’è il giorno di mercato. «Lavoro qui da trentaquattro anni – afferma Gianni – e non ho mai vissuto un periodo peggiore».

Caro euro? Problemi di parcheggi in zona? Concorrenza troppo forte da parte dei grandi marchi? Il signor Gianni non nega tutti questi fattori, ma secondo lui il problema principale è un altro, tutto interno al mercato stesso: «Da quando sono arrivati i cinesi è dura per gli altri, fanno prezzi stracciati, le loro magliette costano come le mie calze!».

Una nuova generazione di venditori che mette in crisi la “vecchia guardia”, puntando sul fatto che la gente che compra al mercato guarda il prezzo, anche a discapito della qualità. In effetti, guardandosi intorno, in un mercato tendenzialmente statico come quello varesino l’unica vera novità è la presenza di numerosi venditori cinesi, fino a pochi anni fa assenti.
Oltretutto a sentire la signora Wang, anche lei impegnata nel settore abbigliamento, sembra che a loro le cose vadano bene: «A Varese c’è molta gente e si fanno dei buoni affari» – ammette alla fine nonostante l’iniziale riservatezza tipica degli asiatici.

Ma se per i cinesi sembra andare tutto per il meglio, altri extracomunitari soffrono parecchio la fase di crisi economica che affligge il Paese. Si tratta dei “classici” immigrati africani, marocchini e senegalesi soprattutto, e di quelli di origine indiana. Tradizionalmente legati all’oggettistica – soprammobili, anelli, braccialetti ed altri prodotti dei loro paesi d’origine – subiscono maggiormente la contrazione dei consumi, perché «vendiamo prodotti accessori, non di prima necessità come cibo o vestiti» – osserva puntualmente Abra, ambulante senegalese.

Passando nella zona vicino alle Ferrovie dello Stato, quella riservata ai fruttivendoli, sembra tirare un’aria migliore. I prezzi molto vantaggiosi rispetto alla grande distribuzione ed una buona qualità dei prodotti fanno si che questo settore mantenga un discreto giro d’affari.

«I supermercati puntano sulla quantità – spiega il signor Alongi -  noi sulla qualità. Loro offrono di tutto, si riforniscono anche un po’ dappertutto, noi invece teniamo meno roba, ma sono prodotti scelti». Puramente economica è invece l’analisi del signor Longetto, fruttivendolo al mercato da ormai trent’anni: «Al supermercato sotto i 2 euro al chilo non vendono quasi più niente, da me invece è difficile comprare sopra l’euro e cinquanta, mi sembra ovvio che la gente venga qui».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2004
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