Bestie di Satana, un tuffo nell’orrore

Ricostruito nella seduta odierna dell'incidente probatorio il duplice assassinio di Chiara Marino e Fabio Tollis: ascoltati ben sette degli accusati

Mario Maccione, Nicola Sapone, Andrea Volpe, Pietro Guerrieri, Marco Zampollo, Eros Monterosso, Paolo Leoni. Sette come i vizi capitali gli accusati per i delitti delle Bestie di Satana ascoltati nella seduta odierna dell’incidente probatorio. Dopo una lunga giornata di deposizioni e controinterrogatori da parte degli avvocati di fronte al gip Novik e al Procuratore della Repubblica Pizzi, quest’ultimo appare sereno e fiducioso. «Andiamo bene, vediamo confermate le linee della nostra ricostruzione dei fatti. Non mi preoccupano le piccole contraddizioni tra gli accusati perchè non riguardano aspetti di rilevanza penale ma dettagli minori, soprattutto relativi all’organizzazione della setta, ai rituali, alle gerarchi ».

Il legale di Monterosso, Guglielmo Gulotta, che insegna Psicologia giuridica all’Università di Torino, analizza una vicenda che non sembra avere eguali. «Questo caso è oggi uno dei più gravi al mondo, ed è oggetto di studi criminologici; ho fondato un’equipe che dovrà indagarne ogni aspetto. Vi sono vari elementi che si mischiano in modo complesso, la droga, la passione per l’heavy metal, la psicologia del branco, e soprattutto la presenza incombente di Satana. Il Principe delle Tenebre è per la Chiesa cattolica una presenza fisica, reale e personale, non un principio astratto. Si ha la sensazione che come periti anzichè degli psichiatri si dovrebbe ricorrere a padre Amorth (il famoso esorcista, ndr)». E gli aspetti della vicenda, anche al di là dei delitti, sono davvero inquietanti. Volpe ha ricordato l’uso dell’ipnosi durante la trance che gli adepti cercavano di raggiungere evocando i demoni dopo essersi disposti a formare un pentacolo (una stella a cinque punte). In realtà non sembra che questi tentativi di ipnosi riuscissero, ma dato lo stato di alterazione psichica dei membri della setta, determinato dai cocktail di droghe di cui facevano uso, non si può escludere nulla. «Delitti determinati da pura volontà di compiere il male» conclude Gulotta. «Il Male come fine, non come mezzo». La perfetta definizione del satanismo.
Il legale di Maccione, Salvatore Granata, ribadisce che era Nicola Sapone a decidere all’interno della banda. «Si è detto che l’omicidio di Fabio, che si era mostrato "debole" e "non reggeva", fu proposto da Maccione, ma di fatto deciso da Sapone». Il padre di Fabio, Michele Tollis, è ancora più chiaro: «Era Ozzy (Leoni, ndr) il vero leader, Sapone era un perfetto esecutore, un automa. Quello contro mio figlio e Chiara è stato un delitto fine a se stesso di ispirazione satanica, non c’era nessun altro motivo per ucciderli. Per Fabio era tutto un gioco adolescenziale legato all’amore per il metal, gli piaceva suonare. Quando si è accorto che quelli non scherzavano, hanno deciso di assassinarlo». L’avvocatessa di Sapone, Francesca Cramis, difende il suo assistito: «Volpe ce l’ha con Sapone, dice che tutto partiva da lui. Invece secondo Sapone gli ordini partivano da un demone che possedeva Maccione quando cadeva in trance». Pasquale Lepiane, legale di Zampollo e Monterosso, ha ricordato che, a detta di Guerrieri, Maccione sosteneva di essere in contatto con una "Setta X" a Torino (centro di livello mondiale del satanismo, ndr), di cui avrebbe fatto parte un suo cugino, e i cui adepti avrebbe portato "nomi di battaglia" di demoni infernali.  Il tutto, però, potrebbe benissimo essere solo una fantasia di Maccione. Del resto, anche Guerrieri si drogava come gli altri, si autosuggestionava, e ha raccontato che per ben due volte cercarono di ucciderlo anche se ciò non risulta affatto (Guerrieri è peraltro affetto da disturbi psichiatrici, ndr). Due elementi di contrato tra la deposizione di Guerrieri e quella di Volpe riguardano lo scavo della buca per Fabio e Chiara, che secondo Guerrieri fu scavata 15-20 giorni prima del delitto, quindi nei primi giorni del 1998, e non la sera prima come detto da Volpe, e l’episodio del primo tentativo di assassinare i due ragazzi con un grosso petardo infilato nel serbatoio dell’auto di lei, che riuscì solo a danneggiare lievemente l’automezzo, da cui i due non sarebbe scesi in preda al panico come dice Volpe, ma in tutta calma. Infine, la posizone di Zampollo,a  detta dell’avvocato Lepiane, uscirebbe alleggerita dalle dichiarazioni dei coimputati.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2004
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