Caso Giaramita, audizione a porte chiuse per la signora Alagna

Complice anche un feroce litigio tra Pellegatta (AN) e Porfidio, la Commissione Servizi Sociali ha discusso il caso in assenza di pubblico e stampa

Si volevano le porte chiuse, e le si sono ottenute. L’audizione della signora Alagna, madre di Davide Giaramita, si è svolta in assenza di stampa e pubblico, pure presenti in attesa di un chiarimento sull’operato dell’amministrazione comunale in questo caso. Vari membri della Commissione Servizi Sociali si erano espressi a favore di una riunione a porte aperte, come pure la signora Alagna. Poi è scattato il trappolone: Nino Pellegatta (AN, peraltro non membro della commissione), presa la parola, ha cominciato un durissimo attacco contro Porfidio, che è esploso come una furia. E’ seguita una scena di rara violenza verbale tra i due, e il Presidente della commissione Paolo Genoni (FI) ha minacciato di sciogliere la riunione. In questo clima non proprio olimpico la maggioranza ha avuto un’eccellente scusa per escludere stampa e pubblico e secretare gli atti della riunione.

«E’ vero, ho un caratteraccio» ammette Porfidio, «ma ho i mei buoni motivi per indignarmi quando mi si infama dicendo che ho lanciato il caso solo per farmi della pubblicità. Non ne ho bisogno, perchè mi conoscono già tutti da queste parti, nè ho bisogno di soldi. Ho sofferto fisicamente e mi rendo conto che vuol dire essere bloccato in un letto»

Una volta sentita dalla commissione, la signora Alagna ha ribadito alla stampa quanto già pubblicato su Varesenews, cioè i particolari di una situzione che, già precaria, si è fatta disperata quando è stata tolta a suo figlio Davide la pensione di invalidità. E parliamo di un giovane di 22 anni con tetraparesi spastica e sordità. «Siamo venuti a Busto due anni fa, subito prima eravamo stati a Genova, al Gaslini, dove Davide è stato operato con successo» racconta la signora. «Qui abbiamo trovato in effetti una buona assistenza medica, ma la casa… Abbiamo abbandonato la casa popolare che avevamo a Marsala per venire qui». La prima casa che hanno trovato era quella in cui hanno vissuto finora, con un affitto piuttosto alto, ma la signora Alagna non è più riuscita a trovare un appartamento più a buon mercato nonostante varie richieste. Tolta la pensione, il disastro: la signora aveva lavorato a Malpensa qualche mese, poi il contratto non le era stato rinnovato. Fino all’incontro con Porfidio. «Il presidente della commissione (Genoni, ndr) mi ha chiamato pochi giorni fa, è stato gentilissimo e si è quasi scusato con me, ha riconosciuto che in questa vicenda c’era qualcosa che non andava. Invece, durante l’audizione, l’assessore Mazzucchelli si è difeso con il mutismo».

In sostanza l’assessorato si sarebbe difeso esibendo un documento dal quale risulta come si sarebbe attivato per concedere un buono sociale alla signora pochi giorni prima della discussa scena in consiglio comunale del 24 settembre scorso. Naturalmente la signora Alagna nega di aver ricevuto alcunché prima di quella data. Mariella Pecchini (DS), commentando i fatti, non perde occasione per bastonare Porfidio. «Il precedente è gravissimo! Ora bisognerà dare la casa popolare al volo a tutti quanti, o portare tutti in consiglio comunale… Siamo in ostaggio della politica pseudosociale di Porfidio». Antonello Corrado (Rifondazione Comunista) critica invece l’operato dell’amministrazione: «L’assessorato ai servizi sociali non è pronto ad intervenire in casi del genere, è evidente. Con un assessore che dice, in piena riunione, di confidare nella Provvidenza e nella Madonna dell’Aiuto… Per carità, nulla in contrario: ma ha mai provato a metterle a bilancio?»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2004
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