«Dan Flavin: un uomo geniale ma pieno di contraddizioni»

Il Conte Panza racconta la sua esperienza con l’artista americano più volte ospite nella sua Villa di Biumo

«Era un uomo difficile, pieno di contraddizioni, ma con l’arte riusciva a liberarsi delle angosce che lo opprimevano». Il ricordo del Conte Panza di Biumo dell’artista e amico Dan Flavin è sentito nel profondo. Come collezionista fu il primo che in Italia apprezzò il lavoro dell’artista americano, realizzando una raccolta unica, che oggi torna a Varese con la mostra in corso a Villa Panza “Dan Flavin. Stanze di luce tra Varese e New York” fino al 12 dicembre.

«L’ho conosciuto la prima volta a Milano nel 1966, in occasione di una mostra. Quando ho visto le sue opere sono rimasto letteralmente emozionato. Praticamente comprai tutte le opere esposte». Artista minimalista, con la passione per la luce, Dan Flavin fece dell’uso delle lampade fluorescenti il manifesto della sua arte, egli rivisitava gli spazi attraverso lo studio della riflessione della luce, sull’uso dei diversi colori e sulla potenza di un solo segno. La sua arte rivoluzionaria fu per molti anni apprezzata solo da pochi intenditori in tutto il mondo e il Conte Panza conferma «In molti mi davano dello sciocco per aver comprato delle lampade. Flavin non fu compreso subito, cominciò a ricevere stima da parte dei Musei solo agli inizi degli anni Settanta, nel mondo del collezionismo, invece ebbe la consacrazione solo dopo la sua morte».

Innamorato della sua arte il Conte Panza non i limitò ad acquistare delle opere ma più volte invitò l’artista nella Villa di Varese dandogli la possibilità di creare degli ambienti che oggi rappresentano i capolavori della sua collezione «L’ho conosciuto molto bene. Era un uomo difficile, sempre scontento del suo lavoro, insoddisfatto tanto da continuare a cambiare in continuazione. Aveva sempre bisogno di certezza e solo l’arte lo liberava da questa situazione. Fratello gemello inatteso, per tutta la vita soffrì delle attenzioni negate da parte della madre e della mancanza di affetto».

A meno di dieci anni dalla sua morte, avvenuta a New York nel 1996 Varese e Washignton rendono omaggio con due importanti mostre che ripercorrono la sua creatività geniale raccontata da fasci di luce fluorescente.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 ottobre 2004
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