Donati alla Russia i “plasmaderivati” in eccesso

Grazie ad un gemellaggio con una cittadina russa, l'ospedale Macchi invia i "fattori di coagulazione" in eccesso. In Italia si preferiscono campioni nati in laboratorio

L’ospedale di Circolo di Varese da due anni ha aderito ad un gemellaggio con una regione russa, Nizhij Novgorod, alla quale fornisce periodicamente dei fattori di coagulazione del sangue a scopo umanitario.
Si tratta di fattori derivati dal plasma che nella nostra regione non vengono utilizzati perché, conformemente alla prassi dei paesi occidentali, si utilizza quasi totalmente fattori di coagulazione cosiddetti "ricombinanti", ovvero frutto di operazioni di ingegneria genetica.

In altre parole, questi fattori vengono fatti produrre in laboratorio da colture di specifici batteri. La prassi si è affermata in seguito al verificarsi di una serie di episodi di contagi per sangue infetto importato dagli Usa, quando ancora non si conoscevano test che permettessero di identificare ed escludere tra i donatori i portatori di Aids o Epatite C.
Con la produzione in laboratorio si ha la certezza assoluta di escludere il minimo rischio di infezioni, anche se oggi la scoperta di test adeguati offre la stessa garanzia anche su quelli estratti come in passato dal sangue donato; fattori che però vengono poco utilizzati.

Ecco quindi la decisione di donare i fattori coagulanti estratti dal plasma umano in eccesso a un paese che invece ne è carente. «Senza il nostro contributo i malati di emofilia di Nizhij Novgorod morirebbero. – spiega il dottor Davide Rossi, direttore del servizio trasfusionale dell’Ospedale di circolo di Varese – quella regione russa ha un fabbisogno annuale del fattore coagulante IX pari a 700.000 unità internazionali. Solo quest’anno noi ne manderemo 800 flaconi da 500 unità internazionali ciascuno, per un totale di 400.000 unità. Insomma, riusciamo a coprire il fabbisogno di tutti i malati di emofilia B della zona per 6 mesi!».

Il gemellaggio con Nizhij Novgorod non si limita alla donazione di questi preziosi componenti del sangue, ma si inserisce in una attività più ampia di educazione alla donazione volontaria (mentre in Russia, come negli USA, la donazione viene ancora in buona parte remunerata) e alla sua programmazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2004
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