Ferrario: «Ho dato la mia casa a Bellani, ma solo una volta»

Violenze sui minori, anche il secondo accusato contesta le imputazioni: «Un solo rapporto e con un maggiorenne»

«Un solo rapporto, con un giovane che credevo fosse maggiorenne. Ed era lui che tampinava noi».
Anche Marco Ferrario, arrestato martedì mattina insieme a Claudio Bellani con l’accusa di violenza sui minori e induzione alla prostituzione, ha fornito la propria versione dei fatti.
L’interrogatorio si è svolto in mattinata presso il carcere di Varese e non, come previsto, presso la casa circondariale di Busto dove l’impianto di registrazione non può essere utilizzato.
Accompagnato dall’avvocato Lucio Paliaga e ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Ottavio D’Agostino, il quarantenne conosciuto come Fulminix, secondo la ricostruzione del suo legale, ha dato spiegazioni ai capi d’imputazione, contestando spesso nel merito e ammettendo solo la natura di un rapporto avuto con un giovane frequentato anche da Bellani.
«Un giovane che credevo fosse maggiorenne. Non ero io a cercarlo, era lui che tampinava noi».
Il legale tende a sminuire la portata delle prove a carico dell’accusa. «Non si tratta di prove visive – specifica – ma di intercettazioni telefoniche nelle quali alcuni espressioni possono essere diversamente interpretate».
Qualcosa di più, rispetto all’interrogatorio di Bellani, sembra emergere sul rapporto intecorso tra i due.
Anche Ferrario avrebbe negato una conoscenza assidua con il presidente del Bosto Basket, ma ha ammesso di aver svolto alcune mansioni per il Bellani: andare, ad esempio, a Milano presso la sede delle Federazione a fare consegne per conto della società sportiva. Lavori per i quali sembra che il Ferrario percepisse dei compensi.
«Un aspetto questo – vuole chiarire l’avvocato Paliaga – che non significa necessariamente prossimità tra i due uomini».
Di fatto, tuttavia, Ferrario ha ammesso di aver concesso almeno una volta le chiavi della propria abitazione al Bellani per un incontro intimo con il giovane presunto maggiorenne.
Nell’immediato il legale potrebbe comunque chiedere per il proprio assistito una perizia psichiatrica. L’eventuale accoglimento di una richiesta di arresti domiciliari o di affidamento alla famiglia, paiono all’avvocato ipotesi, stante le condizioni del giovane, rischiose.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2004
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