«Formazione professionale: un affare privo di trasparenza e controllo»

In un Dossier, Rifondazione comunista raccoglie i dati sulla gestione dei fondi europei destinati ai corsi professionali. Cifre e nomi per dimostrare la degenerazione del sistema

"Il sistema lombardo sperpera risorse, è privo di trasparenza e controllo". Questo il giudizio che Rifondazione comunista dà dell’operato della giunta Formigoni in tema di formazione professionale sulla base di un’analisi dell’andamento del settore dal 2000 ai giorni nostri, cioè dalla decisione di procedere all’ampliamento degli enti eroganti e alla distribuzione a pioggia dei finanziamenti.
"Per il periodo 2000- 2006, il Fondo sociale europeo prevedeva una cifra di quasi un miliardo e mezzo di euro – spiega Giovanni Marina, consigliere regionale – Mentre prima del 2000 gli enti eroganti erano 250 di cui 17 sul nostro territorio, dall’entrata in vigore della nuova politica di accreditamento, gli enti sono lievitati a 1103 di cui 120 nel varesotto. Fino ad oggi è stato speso l’87% dei finanziamenti FSE, nonostante manchi ancora un biennio a completare il periodo. Di questi finanziamenti l’82,38% è stato destinato a soggetti privati e il 17,39% a enti pubblici".
Nel dossier di Rifondazione si ripercorrono le fasi della vicenda, con la citazione delle scuole "maggiormente sponsorizzate" e dei costi di ogni progetto: "Si è attuata una politica discrezionale, con un sistema di accreditamento a maglie larghe che ha portato ad una degenerazione del sistema. Ad un certo punto è dovuta intervenire anche la magistratura che ha scoperto lo scandalo in cui è invischiato l’ex assessore Guido Bombarda. In seguito a quella vicenda è stata costituita una commissione ispettiva che ha concluso il suo rapporto evidenziando un sistema molto discrezionale, poco collegiale, per nulla trasparente, spesso sconfinante nella illegalità".
"I controlli da parte della Regione – denuncia ancora Martina – cadono su una percentuale irrisoria di soggetti erogatori, il 5%, e si limitano a questioni formali".
Quello che più lamenta Martina è stata l’assenza di una programmazione consequenziale: "Mancano completamente dati sull’andamento dei progetti: se sono andati a termine, se rispondevano alle richieste e, soprattutto, se erano rispondenti alle esigenze del tessuto produttivo locale. Oggi non si sa nulla di tutto ciò, perché nessuno lo ha fatto. Come si può pensare a programmare il futuro?".

Rifondazione fornisce nel dettaglio l’andamento dei finanziamenti ed evidenzia la discrepanza tra pubblico e privato.
Al primo posto tra gli istituti che hanno ricevuto finanziamenti c’è Acof che ha ottenuto 3.054.037 euro per 24 corsi, per un costo medio di 127.251 euro. A seguire troviamo ForCopim che ha ottenuto 2.297.200 euro per realizzare 11 corsi, con un costo medio di 208.836 euro. Al terzo posto troviamo il CIFA con 1.783.690 euro per 13 corsi con un costo medio di 137.206 euro. Tra i più prolifici la Fondazione Enaip che, per i suoi 21 progetti, si è posta al secondo posto ottenendo, però, 818.456, con un costo medio di 38.974. Tra gi enti pubblici, il Comune di Castellanza ha ottenuto 15.000 euro per realizzare 15 corsi per i propri dipendenti spendendo in media 1000 euro a corso.

Nel 2002

"E se nel campo della formazione professionale assistiamo ad una politica dissennata – prosegue Martina – una condanna merita la pratica dei "buoni scuola", fondi destinarsi alle famiglie che mandano i propri figli negli istituti privati, che, quindi, spesso hanno un reddito pro capite elevato. Basta solo un dato: mentre per il buono scuola la Regione ha stanziato 36 milioni di euro, per il diritto allo studio, che va ai comuni per implementare il trasporto pubblico o l’accessibilità alla scuola da parte dei disabili, sono stati distribuiti 7 milioni di reddito".
Anche in questo caso Rifondazione sta compiendo un’indagine approfondita per capire come sono stati distribuiti quei fondi pubblici. Ma i dettagli saranno il fulcro di un prossimo incontro

, erano stati ancora Acof e Forcopim a guidare la classifica dei "più fortunati" con una quota parte superiore al 17% dei fondi stanziati, mentre i diretti "inseguitori", come la Liuc e il CIFA, ottennero rispettivamente il 6,60 e il 5,35%

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 ottobre 2004
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