I muri dell’intolleranza: «Musulmani, a casa!».

Nel primo giorno di Ramadan a Varese rispuntano i manifesti firmati dalla Lega Padana Lombardia. Baroudi: «Una provocazione pericolosissima»

“Adesso basta, fuori dalle balle!”. No, non è l’imprecazione del macellaio sotto casa che scaccia i gatti che rovistano nella spazzatura. Sono i manifesti che campeggiano da qualche giorno in ogni angolo di Varese. La scritta sovrasta l’immagine di un gruppo di musulmani nell’atto della preghiera e sotto la “firma”: Lega Padana Lombardia. Un messaggio “forte e chiaro” che, nel giorno dell’inizio del Ramadan, senza dubbio ottiene il risultato di far riflettere.

Il manifesto arriva dalla Lega Padana Lombardia di Milano che ha sede in via Fabio Filzi; ne sono state distribuite varie copie in tutto il nord Italia già all’epoca delle elezioni provinciali ma erano passate un po’ inosservate «forse perché si mescolavano agli altri cartelli – spiega l’addetta stampa della Lega Padana Marina Giona – Allora abbiamo pensato ad una seconda tornata». E questa volta il colpo è andato a segno.
Solo il sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini, ha chiesto che fossero rimossi, in verità senza troppo successo: «Ci sembravano offensivi- dice Oldrini- quindi, ben lontano dall’idea che il sindaco possa applicare la censura, ho emesso un’ordinanza per bloccare l’affissione di 80 cartelli, dopo che venti erano già stati esposti. Ho chiesto poi al segretario comunale di controllare se il messaggio violasse il regolamento comunale o qualche legge. Viola il regolamento comunale ma nessuna legge, quindi la Lega Padana ha potuto continuare la sua opera. Ora però noi, insieme ad altri quattro sindaci dell’hinterland milanese, stiamo preparando un manifesto di risposta».

A Varese, per ora nessuno ha mosso obiezioni. L’ufficio affissioni di Varese, in appalto ad una società esterna, non ha il compito di vigilare sui messaggi che vengono comunicati dai manifesti. Dice il responsabile, signor Persenico: «Guardi, potrebbero portarmi un cartello con scritto che tizio o caio è un ladro. Io non ci posso fare niente: chi firma il manifesto è responsabile anche penalmente di quello che ha scritto. Potrei citare casi di persone che si sono sentite calunniate dal messaggio e hanno fatto ricorso al Tribunale chiedendo un decreto di copertura. A volte hanno ottenuto un risultato, altre no. Nel caso specifico, che io sappia, nessuno ha sollevato il problema». 

Chi il problema lo solleva, eccome, è invece Samir Baroudi, portavoce della comunità islamica: «Sono rimasto sconcertato da questo manifesto – dice – O questo partito non ha messaggi da comunicare o ha scelto di giocare una carta pericolosissima. In questo periodo è da irresponsabili puntare sulle provocazioni. E dico di più, è l’anticamera di una nuova Bosnia.
Ecco perché tutte le comunità islamiche e non solo di Varese stanno preparando una lettera al prefetto in cui si chiede un intervento. La manderemo anche al sindaco e per conoscenza a Ciampi. Ci sentiamo offesi, mortificati ma continueremo nel nostro tentativo di trovare un modo per dialogare, proprio come prevede il Ramadan. Vogliamo discutere di ciò che ci accomuna, non di quello che ci divide».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 ottobre 2004
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