Il Sacro Monte come progetto di una nuova Varese

L'intervento del consigliere zappoli in Consiglio comunale

La riunione di venerdì 15 ottobre del Consiglio Comunale, se non è stata il primo passo sulla strada di un rilancio del Sacro Monte, può senz’altro essere un passo importante, perché, anche metaforicamente, ci ha avvicinato ancora di più a quell’obiettivo di valorizzazione che è nell’interesse della città intera, obiettivo che per essere raggiunto presuppone una assoluta vicinanza fra la città ed uno dei suoi punti “alti”, non solo geograficamente, ma soprattutto culturalmente e storicamente.

 

Se le prime tracce di storia ci rimandano alla presenza di una roccaforte militare romana, se troviamo riferimenti ad un altare posto sulla cima del monte da Sant’Ambrogio, se di una chiesa di Santa Maria si parla già in una pergamena del 922, sappiamo che é dalla prima metà del XV° secolo che il monte divenne effettivamente simbolo di vita religiosa e spirituale, data dalla presenza di anacoreti che lo scelsero come luogo di una vita di preghiera e sacrificio e successivamente dall’insediarsi di una comunità monastica femminile. Sappiamo che il Monte divenne sacro e simbolicamente baluardo, in epoca di Riforma e controriforma, per volere di San Carlo Borromeo, contro le eresie provenienti dal nord e che il complesso monumentale delle cappelle sorse su questa montagna come continuum di questa storia, come riflesso di una storia religiosa, come esempio di un fervore religioso che attraverso le montagne sacre, attraverso la raffigurazione visiva dei misteri del Rosario, ribadiva una primazia della dottrina cattolica. L’idea di un percorso obbligato e ben definito rappresenta la realizzazione dell’esigenza spirituale emersa dal Concilio di Trento, la necessità di realizzare dei fortini della fede in zone che, in quanto centri di religiosità spontanea, erano a rischio di infiltrazioni eretiche. Non a caso gli altri Monti Sacri sono tutti collocati lungo quella linea di confine fra l’Italia e la Svizzera, luogo di origine della Riforma.

Certo il contributo dato dagli artisti del tempo, il Bernascone, il Rosati, il Morazzone, hanno fatto sì che l’opera dell’uomo si integrasse a perfezione con la naturale poesia del paesaggio, consentendoci di parlare di un teatro montano, da cui la motivazione dell’iscrizione del nostro Sacro Monte fra le architetture che l’Unesco considera da tutelare. Questa motivazione parla infatti di “eccezionalità delle installazioni di architettura e di arte sacra in un paesaggio a fini didattici e spirituali” e del significato storico di tale integrazione in un’epoca decisiva della storia della Chiesa cattolica romana”.

 

Noi, la sera del 15, non ci siamo riuniti per immediatamente deliberare, ma per conoscere, ascoltare, riflettere e poi tradurre in azione concreta e possibilmente condivisa quanto valuteremo utile a valorizzare il Sacro Monte, sapendo che, con la responsabilità che ci viene dal riconoscimento dell’Unesco, esso non è più solo “nostro”, ma a noi è affidata la responsabilità di rispettarne il passato, la sua storia ed il suo significato, consolidarne il presente, con estrema attenzione a chi qui vive ed esplica la sua attività, garantirne il futuro, attraverso atti che lo proiettino in una dimensione più vasta e lo rendano riconoscibile e fruibile alle generazioni future.

 

 

Ho quindi voluto proporre solo alcune riflessioni:

        La prima è che in una epoca in cui il rispetto dei valori umani e di quelli fondanti le fedi in una entità superiore è sempre più piegato a scopi di parte e di potere, in un mondo in cui le religioni sono piegate da uomini senza fede, né nell’umanità né in un dio, a strumento di conflitto e supremazia, dobbiamo riscoprire, anche attraverso il Sacro Monte, attraverso la sua arte, attraverso la poesia del luogo, il significato profondo della spiritualità della fede in un dio o della fiducia nel genere umano, e fare di questo luogo un luogo di incontro e conoscenza, di riflessione, di elevazione, come ci suggerisce la Via Sacra. In questo senso la mèta, della valorizzazione del Sacro Monte, dipende dal percorso che seguiremo, dalla riconnessione alle sue origini, al suo significato. Se tutti possiamo ritrovarci uniti nella poesia, nell’arte, nella musica, nell’amore per il bello e per il bello di questo ambiente naturale, allora possiamo progettare di deputare questo luogo oltre che a luogo, per chi lo vorrà, di riflessione e rispetto religioso anche a luogo di crescita artistica e culturale per tutti, a luogo di relazione fra le persone e fra le persone e l’arte, fra le persone e l’ambiente. Il Sacro Monte può essere un luogo su cui la città investe per sviluppare la sua creatività e la sua vita culturale e di relazione. Se questo percorso può essere ritenuto interessante, le modalità, gli strumenti, le risorse per realizzarlo riusciremo a trovarle.

 

        La seconda riflessione prende le mosse dalla necessità di riaprire le pagine dal dibattito e della delibera del consiglio Comunale del lontano ottobre del 1999, cinque anni fa, in cui vennero indicate esigenze e posti obiettivi. Si parlò allora di saper distinguere e coniugare l’utenza, chiamiamola così, religiosa e quella ricreativa o ludico sportiva o a fini ambientali, che non sono assolutamente in contraddizione, parlandoci tutte del benessere di chi qui sale. Si parlò allora delle esigenze di chi vi vive e della possibilità che altri scelgano questo borgo per vivervi, facendolo rivivere, si parlò di quale fosse il mezzo e la logica migliore di collegamento del borgo alla città a valle. Vennero presentate proposte, elaborate ipotesi, assunte responsabilità, che in questi cinque anni sono tornate spesso nel dibattito, ma in maniera occasionale. Si tratta allora di riprendere quel lavoro, attualizzarlo con quanto realizzato o con quanto escluso dall’esperienza e dalle realizzazioni successive, confrontarlo con gli stimoli e le riflessioni di questa serata e farlo diventare un progetto, un percorso di scelte e di interventi che faccia diventare il Sacro Monte un pezzo importante del futuro di Varese. La memoria del passato ed anche le divisioni su scelte del passato devono uscire dalla sterilità delle polemiche per diventare esperienza per le scelte del futuro, se tutti ci approcceremo a questo percorso con intenzione all’altezza dell’impresa. L’Architetto Botta, all’inaugurazione della mostra in Sala Veratri ha affermato che “le invocazioni del rosario a Varese sono diventate pietre e non semplici immagini”, grazie alla trasversalità che si creò tra architettura, pittura e scultura. Analogamente possiamo dire che l’impegno della città, anche attraverso i suoi amministratori, dalla Giunta al Consiglio, deve essere in grado di consolidare le necessità in impegni, i desiderata in progetti, in modo che anche questa serata possa costituire una pietra di quel ponte che deve portare il Sacro Monte dal passato al futuro, con estremo legame al suo presente, al presente di chi vi vive, di chi lo frequenta, di chi vi esprime una fede.

 

        La terza, breve riflessione, sull’aspetto turistico. Si parla molto, negli ultimi tempi dell’offerta turistica varesina, di come è, di come dovrebbe essere, di come rendere interessante Varese a chi non vi vive. E’ un discorso ampio e complesso, su cui registriamo molte e spesso difformi posizioni. Voglio solo porre un dato: la bellezza di una città, la sua attrattività, è data certo dalle sue opere d’arte, dall’architettura, dall’apparato e dalla vita culturale, ed abbiamo molti esempi di molte città anche lombarde in questa direzione, ma è data anche da un clima, da un senso di orgoglio ed appartenenza, che non deve mai essere escludente, che gli abitanti esprimono per la loro città, da un loro riconoscersi nella sua storia e dal sentirsi parte attiva nella costruzione del loro futuro come futuro della loro città, tutte cose che fanno percepire all’ospite, per il poco o tanto tempo che vi rimane, che questo è un luogo accogliente. Il Sacro Monte può essere un passo importante in questa direzione, un metodo da estendere, un motivo per esprimere il piacere di vivere in questa nostra città.

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2004
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