L’ospedale cittadino leader mondiale nella cura dei tumori del fegato

Dal 1995 ad oggi, sono 600 i casi trattati dall’Unità Operativa di Radiologia diretta dal primario Luigi Solbiati.

L’Ospedale di Busto Arsizio fa scuola nella cura dei tumori del fegato. Appartiene infatti al nosocomio cittadino la leadership mondiale della casistica relativa al trattamento degli epatocarcinomi e delle metastasi epatiche con metodiche mini-invasive.

In particolare, il primato è della Struttura Complessa di Radiologia diretta dal dottor Luigi Solbiati, che, dal 1995 ad oggi, si è occupata di 600 pazienti curati invece che con la chirurgia tradizionale, che prevede l’asportazione delle formazioni tumorali, con l’alcolizzazione e con la radiofrequenza.

Si tratta di due metodiche mirate che consentono di eliminare i tumori con diametro fino a 4-5 centimetri "in situ", cioè "bruciandoli" con microinfiltrazioni d’alcol o con l’energia della radiofrequenza che genera calore. La mano del chirurgo in questi casi è "guidata" dall’ecografo, apparecchiatura che mostra in diretta le immagini del fegato e dei tumori da trattare consentendo di inserire con estrema precisione, attraverso la pelle e senza "tagli", gli aghi o le sonde che devono raggiungere l’organo aggredito.

"Il principale campo di applicazione dell’alcoolizzazione e della radiofrequenza – prosegue Solbiati – è proprio l’epatocarcinoma, un tumore la cui diffusione è in crescita. E’ vero che la cura definitiva è solo il trapianto, ma questo si può eseguire solo nel 20% dei casi.

Il trattamento che eseguiamo a Busto è una valida soluzione alternativa, con minimi fastidi per il paziente e costi sanitari contenuti. Fatto non trascurabile, ad esempio, per i pazienti epatopatici cronici con epatite C, che tendono a sviluppare nuovi noduli tumorali negli anni con elevatissima frequenza".

L’alcolizzazione, infatti, è un intervento che si esegue in regime ambulatoriale, mentre l’intervento con la radiofrequenza si effettua in anestesia generale e con un paio di giorni di ricovero.

"A Busto – spiega il dottor Solbiati -, grazie al lavoro svolto dalla nostra equipe e al sostegno del direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Pietro Zoia, le applicazioni della diagnostica per immagini sono andate oltre. L’Ospedale sta sperimentando un’apparecchiatura che consente di combinare le immagini della TAC, eseguita preventivamente, con quelle dell’Ecografia eseguite invece in diretta. Si chiama "image fusion" ed è attualmente in uso, oltre che da noi, solo all’Ospedale Valduce di Como e al Policlinico di Pisa".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2004
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