La Birmania raccontata da padre Bruno Philips

Martedì 26 assemblea pubblica

MARTEDI’ 26 OTTOBRE ALLE ORE 21 c/o COOPUF – VIA DE CRISTORIS, 5 VARESE
ASSEMBLEA PUBBLICA con BRUNO PHILIPS, prete cattolico birmano, che porterà  la sua testimonianza sulla situazione politica in BIRMANIA

SCHEDA Birmania

La Birmania, ex colonia britannica, ottenne l’indipendenza il 4 gennaio 1948, costituendosi come Unione Federale Birmana e il 18 giugno 1989 prese  il nome di Myanmar. Il generale Ne Win, il 2 marzo 1962 con un colpo di  stato prese il potere, instaurando una dittatura militare.

Nel 1988, dopo aver duramente represso le manifestazioni contro il governo,  lasciando sul terreno più di tremila morti, una nuova giunta militare  assunse il potere. Il Consiglio per il Ripristino dell’Ordine e della Legge  dello Stato (SLORC) diede inizio a una durissima repressione, attuata per  mezzo di torture, esecuzioni sommarie e arresti di massa contro gli  attivisti politici. Due anni dopo indisse libere elezioni per la formazione  di un’Assemblea costituente. La schiacciante vittoria della Lega Nazionale
per la Democrazia (Lnd), che riuscì a ottenere ben 392 seggi su 485, indusse  però i militari a invalidare le elezioni e a mettere fuori legge i partiti e  i movimenti d’opposizione, con il conseguente arresto di tutti i dirigenti  della Lnd. La leader della Lega Aung San Suu Kyi, l’anno successivo fu  anch’essa arrestata e quindi costretta per sei anni agli arresti  domiciliari. Per la sua strenua lotta contro il regime militare di Yangon,  nel 1991 ottenne il premio Nobel per la pace.

Il paese è allo sbando, sconvolto da 50 anni di conflitti interni, sia
etnici che politici. I primi riguardano i movimenti indipendentisti delle  etnie minoritarie Karen e Shan e Wa, contro cui il governo combatte  commettendo genocidi e deportazioni di massa. La posta in palio qui è il  controllo dei territori al confine con la Thailandia, ricchi di piantagioni  d’oppio, e il controllo del narcotraffico. Solo dal 1996, quando la lotta si  è intensificata, si contano migliaia di morti e centinaia di migliaia di  rifugiati in Thailandia e Bangladesh. Drammatico il problema delle mine
anti-uomo disseminate nelle zone di conflitto. Frequenti anche gli scontri  al confine tra gli eserciti di Birmania e Thailandia, che accusa il governo  di Yangon di essere pienamente responsabile del massiccio traffico di droga  verso il proprio territorio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 ottobre 2004
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