La LAV commemora il “roditore ignoto” ai Molini Marzoli

Presidio degli animalisti di fronte ai cancelli dell'università dell'Insubria, contestata per gli esperimenti tossicologici su topi e ratti

«Siamo qui per ricordare i 300 ratti e i 100 topi sacrificati alle carriere dei docenti dell’Università dell’Insubria». Francesco Caci, il giovane leader della Lav di Busto Arsizio, è stato duro nel denunciare gli esperimenti sugli animali compiuti ai Molini Marzoli, sede bustese dell’università per quanto attiene gli studi di tossicologia. Ieri pomeriggio una cinquantina di persone hanno manifestato con lui la loro solidarietà alle bestiole usate negli esperimenti. «Si tratta di esperimenti antiscientifici che consentono rapide pubblicazioni, e quindi altrettanto rapide carriere» ha denunciato Caci, «ma il loro valore scientifico è discutibile, quando non del tutto nullo, come dimostrato in più studi. Con gli esperimenti sugli animali si può provare tutto e il contrario di tutto, a dirlo non sono io, ma gente esperta». Infatti un documento a firma di Massimo Tettamanti, chimico presso la Facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di Milano-Bicocca, denuncia gli esperimenti su animali come una "truffa" tramite la quale si può dimostrare qualsiasi tesi e quella esattamente contraria. La data del 4 ottobre non è stata scelta a caso. Infatti proprio il 4 ottobre 2003 il Consiglio comunale di Busto Arsizio votò una risoluzione – soprannominata la "Risoluzione di San Francesco", dal nome del Santo che amava gli animali – che impegnava Sindaco e Giunta ad intervenire, per quanto di loro competenza, affinché sul territorio comunale non si svolgessero esperimenti su animali. La nuova convenzione tra Comune e Università dell’Insubria che dovrebbe proibire gli esperimenti su animali entrerà in vigore alla consegna di Villa Manara all’Uninsubria – consegna prevista per questo mese ma non ancora avvenuta, in quanto i lavori non sono terminati. Attualmente ai Molini Marzoli vengono compiuti esperimenti sulla tolleranza a cannabinoidi ed oppiacei, al termine dei quali i roditori vengono uccisi. Durante la manifestazione uno dei ricercatori dell’Uninsubria è sceso a parlare con gli animalisti, riconoscendo la fondatezza di alcune delle loro ragioni. Era presente alla manifestazione in veste di osservatore istituzionale, pur non condividendone appieno le ragioni, il consigliere comunale dell’Udc Enrico Salomi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 ottobre 2004
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