La rivincita del Parlamento europeo

L'uscita di scena di Buttiglione è l'eclatante conclusione del "Caso Barroso". Ma al di là delle letture politiche interne, quella bocciatura segna una svolta epocale

Il non voto sulla Commissione Barroso che rappresenta l’epilogo della seduta del Parlamento Europeo di due giorni fa segna un dato di grandissima rilevanza politica, che non può essere ridotto alle ripercussioni di politica interna per quanto riguarda il caso Buttiglione.

Si è sempre lamentato il deficit democratico che attanaglia l’Europa.
Delle varie istituzioni comunitarie (Consiglio, Commissione, Corte di Giustizia, Corte dei Conti, Parlamento Europeo), quest’ultima è l’unica democraticamente eletta, a suffragio universale diretto ed è quella che gode di minori poteri.

E’ l’unica istituzione al mondo che, nonostante l’appellativo, parlamentare, non goda di competenza legislativa primaria, assurgendo, nella migliore dell’ipotesi al ruolo di codecisore con il Consiglio, vera sede del potere normativo, che è istituzione che rappresenta l’interesse degli Stati.

Il Parlamento sconta anche la mancanza di una koiné europea. Si parlano all’interno del Parlamento Europeo, come negli Stati della Comunità, 20 differenti lingue, tutte elevate a rango di lingua ufficiale, che al di là delle opportunità di impiego per interpreti e traduttori, fanno della Comunità una babele linguistica, in cui si realizzano oltre 380 combinazioni di traduzioni possibili.

Nonostante tutto questo, sia pur senza addivenire ad una votazione formale, il Parlamento ha saputo nei giorni scorsi dare prova d’orgoglio, manifestando il proprio dissenso rispetto alla compagine della nuova Commissione, in considerazione del non apprezzamento di alcune affermazioni pronunciate dai commissari designati in sede di audizione parlamentare.

Si afferma così per la prima volta, sia pur ancor in assenza del meccanismo fiduciario che lega i governi ai parlamenti nazionali, la supremazia della volontà dell’istituzione che rappresenta i cittadini su quella che rappresenta l’interesse della Comunità, interesse che spesso risulta difficile individuare in astratto, traducendosi sovente nella sommatoria o, nella migliore ipotesi, nella mediazione degli interessi nazionali.

La Commissione viene rimandata. La partita si deciderà ai supplementari, nella consapevolezza tuttavia che non basterà più alla maggioranza degli Stati mostrare i muscoli per imporre un rapporto di forza. Professore di Diritto dell’Unione Europea
Università degli Studi dell’Insubria
vincenzo.salvatore@uninsubria.it

Vincenzo Salvatore

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2004
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