Largo Sogno, la toponomastica non deve essere frutto di opportunità politica

Senza che ci siano ipotesi o indicazioni di massima del partito, ma sarebbero fuori luogo visto che mancano ancora mesi alle elezioni, il consigliere regionale diessino Daniele Marantelli viene segnalato come smontante dopo due legislature al Pirellone. Il tutto in applicazione di una precisa norma dello statuto del partito.
Primo pensierino, cattivo: il Marantelli dismesso è una voglia matta di qualche concorrente al seggio, magari di sinistra, di qui il richiamo ai DS: ricordatevi lo statuto.
Secondo pensierino, preoccupato: aldilà del “suggerimento”, dato a un cronista di fiducia, in ordine al destino di Marantelli, i vertici diessini sono sicuri che un altro candidato porti a casa il seggio con lo stesso numero di voti?
Marantelli ha più di diecimila varesini che lo votano ed è anche gente non della stessa area politica.
E’ un grande consenso, un patrimonio che non va disperso o comunque diversamente utilizzato.
Ecco allora il terzo pensierino che può essere un auspicio: Marantelli è già previsto nel 2006 come candidato alla Camera.
Non può essere dato come sicuro partente nemmeno il sindaco Fumagalli nonostante la legge non preveda il terzo mandato amministrativo: a Roma infatti s’è già parlato di modificare i criteri normativi sin qui adottati,
fermo restando che dopo che un sindaco avrà iniziato la seconda metà del suo mandato non potrà comunque essere rieletto per la terza volta. Ne consegue che se sarà varata la modifica della legge prima dell’8 dicembre Aldo Fumagalli potrà essere il candidato sindaco della Lega.
Ho dato due notizie prima di un commento che discende dall’intitolazione di un largo a Edgardo Sogno e ma che vuole riferirsi alla gestione della toponomastica cittadina.
Forse pochi sanno che è abbastanza complicato mutare la denominazione di vie e piazze: significa infatti portare piccole, ma impegnative rivoluzioni nella burocrazia, nelle diverse attività dei cittadini e di enti e associazioni. E’ un aspetto del problema che va sottolineato e che a volte fa da freno agli entusiasmi dei politici, che induce inoltre a non dare eccessivo peso a un “esistente” ormai fuori tempo, inadeguato. Pensiamo alla portata delle intitolazioni di vie a personaggi, in particolare benefattori, che la città ritenne di onorare, ma che la storia della comunità non ha poi considerato.
La scelta di una intitolazione va ben ponderata, non deve essere frutto di una opportunità politica che si presenta, va invece considerata come momento di testimonianza destinato a durare nel tempo con efficacia comunicativa a ricordare agli abitanti persone e eventi che hanno dato un contributo di civiltà, nelle forme più diverse, in ambito locale o nazionale.
Varese non mi sembra attenta in generale alla toponomastica e in particolare nemmeno a quella più moderna, dedicata al progresso dell’umanità. Gli uomini, per esempio, delle conquiste dello spazio o della medicina e della fisica, avrebbero meritato di essere ricordati. E quanto poi è stata onorata la memoria di magistrati, uomini delle forze dell’ordine, sindacalisti, imprenditori, giornalisti trucidati dalle bierre? Eppure Varese è stato un caposaldo del terrorismo lombardo.
Oggi polemiche per Sogno, ieri accordo trasversale per ricordare il professor Miglio che la Lega locale
ha voluto ricuperare dopo la scomunica di Bossi, sancita con il lapidario accostamento del grande studioso comasco del federalismo a un gas intestinale liberato nello spazio. O il senatur è stato scavalcato oppure lo hanno convinto a perdonare chi gli aveva sbattuto la porta in faccia per non essere stato premiato con un ministero.
Una maggiore attenzione alla toponomastica contribuisce a definire al meglio il senso civico e la cultura di una città. E la vecchia Varese sotto l’emozione del momento magari avrà ecceduto con il ricordo di benefattori, ma non ha dimenticato uomini ed eventi che hanno segnato le epoche, anche quelle scientifiche.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2004
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