Le ricette degli artigiani per il Luinese, eterna spina nel fianco della provincia

Le opinioni di Associazione Artigiani e Cna per il rilancio del territorio dei laghi, dopo il convegno di Luino

Non c’è niente da fare: il luinese è una spina nel fianco, in una provincia tra le più industrializzate d’Italia. Caduta anni fa in una crisi rimasta a lungo sconosciuta ai più, scoperta solo con una ricerca che ha inserito Luino tra le aree obiettivo 2 d’Europa, è in fondo rimasta ancora la cenerentola della provincia: 50mila abitanti, 3.051 imprese (delle quali 1.351 artigiane) e 5.145 addetti, il luinese negli ultimi anni ha registrato un calo demografico di circa il 4% ed un indice di invecchiamento di 169,8 contro il valore regionale del 135,8.

Senza contare che, mantenendo sostanzialmente invariato il numero delle aziende sul territorio, ha registrato un pesante calo occupazionale  (circa del 20%).

Perdipiù, troppo vicina è la Svizzera per non rappresentare una sirena per i lavoratori italiani, e un inferno quando gli stessi lavoratori attirati dagli stipendi in valuta forte, si ritrovano nei momenti di crisi in mezzo ad una strada in poche ore.

Per questo l’incontro proposto ieri dall’Amministrazione di Luino ha avuto una pronta risposta da parte degli attori invitati. Che hanno fatto il consuntivo dell’incontro e azzardato proposte concrete per il territorio.

«Questa occasione di incontro è da considerarsi più un tavolo di confronto che di concertazione – ha precisato Marino Bergamaschi, direttore dell’Associazione Artigiani della provincia di Varese (nella foto)  -  Un’occasione comunque positiva che ha evidenziato un’omogenea volontà di intervento per la soluzione delle problematiche legate al territorio. Riteniamo inoltre che il ruolo del Comune di Luino sia importante nell’aggregare gli altri comuni del territorio per dare vita ad azioni di sviluppo».

 

«La ricerca che ha consentito l’inserimento del luinese in area obiettivo 2 prevedeva uno sviluppo del territorio legata alla filiera del meccanico, recuperando nell’area un indotto esistente – ha puntualizzato Gianni Mazzoleni, segretario della Cna – si tratta di vedere se questa analisi dopo qualche anno è ancora valida, ci sono degli elementi da aggiornare, o invece è necessario cambiare direzione».

 

Uno degli elementi più dirompenti della situazione del Luinese è senza dubbio quello del frontalierato, con la vicinanza della sirena Svizzera. Elemento che va affrontato con strategie di ampio respiro: «E’ necessario attuare una politica del sistema formativo che, accogliendo le esigenze delle imprese, porti soprattutto alla soluzione di due grandi problemi: l’alto livello di disoccupazione femminile e la riconversione dei lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro – Ha suggerito Bergamaschi – E anche offrire soluzioni per offrire competitività al mercato del lavoro che soffre della pesante concorrenza salariale attuata dal vicino Canton Ticino, territorio che in periodi di crisi costringe i lavoratori dipendenti a trovare un nuovo inserimento in Italia con conseguenti ripercussioni sociali. Secondo noi questo è un problema che si potrà superare solo mediante un’ attenta politica di defiscalizzazione, decontribuzione retributiva ed altre forme»

 

«L’applicazione degli accordi bilaterali apre un mercato, quello ticinese, e non è stato realizzato compiutamente aspetto di manutenzione delle seconde case, che in zona è rilevante. – rilancia Mazzoleni – È possibile immaginare una struttura consortile che permetta agli artigiani di inserirsi in questo segmento di mercato?»

«La prima proposta dell’Associazione Artigiani di intervento per la crescita e lo sviluppo del luinese è quella di attuare un rilancio turistico legato obbligatoriamente al risanamento ambientale del Lago Maggiore, così da arrivare ad implementare un turismo legato alla natura, alla cultura e all’attrattiva dei luoghi – propone Bergamaschi – Senza dimenticare la possibilità di un “turismo itinerante” da incentivare a mezzo dei Bed & Breakfast; il recupero delle aree dismesse da destinare ad attività del settore terziario o collegate ad attività di artigianato artistico, e altro, che rispecchino la cultura e la tradizione locale»

 

«Si è parlato della possibilità di creare un incubatore d’azienda nella zona, una sorta di riconversione del Polo scientifico Tecnologico– ricorda Mazzoleni -  noi siamo favorevoli a questo, perché permetterebbe un corretto “spin off” di alcune attività già esistenti nella zona.Noi riteniamo valga la pena di provarci».

 

Proposte concrete, non aria fritta: che però hanno bisogno innanzitutto di risolvere il “tallone d’achille” della zona.
E’ necessaria infatti  «La creazione di infrastrutture adeguate per una funzionale accessibilità al territorio oggi resa precaria da strade “groviera” e collegamenti inesistenti – spiega Bergamaschi -  Ricordiamo infatti che la statale 394 (che da Sesto Calende costeggia il Lago Maggiore e supera il confine svizzero a Zenna) non consente il traffico pesante; la provinciale Vergiate-Luino non permette un traffico fluido soprattutto nei piccoli centri urbani; la ferrovia Gallarate-Bellinzona, a binario unico, è utilizzata per il trasporto di merci di volumetria non eccessiva. Inoltre si registra la mancanza di intermodalità tra collegamenti stradali, ferroviari e lacustri. Per questi motivi il trasporto delle merci costa il 20% in più rispetto alla media provinciale».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2004
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