Locali pubblici: giorni contati per i fumatori

Il 29 dicembre prossimo il divieto di fumo sarà legge: il problema affrontato in un convegno organizzato da Uniascom

Quel che è certo è che partirà “all’Italiana”, con un sacco di dubbi e di regolamenti non ancora definiti, e quel che è altrettanto certo è che partirà tra poco, proprio la vigilia di Capodanno: entro quel giorno i fumatori dovranno mettersi il cuore in pace, e dimenticarsi di fumare come se niente fosse una sigaretta a metà pasto, o davanti ad un Martini, quando escono per una serata in compagnia.
Entrerà in vigore infatti proprio il 29 dicembre la legge sul divieto di fumare nei pubblici esercizi. Una legge rigida, in regola con le norme anti fumo che stanno prendendo piede internazionalmente ma che prevede però delle deroghe, in cambio di precisi comportamenti dei gestori. Comportamenti però gravossisimi, che sono stati oggetto di un vivace dibattito organizzato da Uniascom e Fipe – la Federazione Italiana Pubblici Esercizi – e che si è svolto nella sala convegni di Uniascom, in via Valle Venosta 4 a Varese.

«Io sono un sostenitore del fatto che non bisogna fumare nei ristoranti: perciò per me questa legge non fa che  migliorare le cose – spiega Giordano Ferrarese, proprietario di ristorante e organizzatore, come presidente della categoria ristoratori di Uniascom, del convegno – Certo però che forse il sistema migliore sarebbe stato  quello, semplicemente, di vietare il fumo nei locali pubblici. Le deroghe che sono state inventate per creare delle sale fumatori all’interno dei locali disposti ad adeguarsi sono macchinosissime, e penalizzano i gestori più piccoli».

Le norme che prevedono il divieto di fumare “nei locali che somministrano alimenti e bevande” (che oltre a ristoranti perciò, comprendono anche bar, alberghi e discoteche) prevede infatti la possibilità di avere delle zone per fumatori ma, oltre ad essere obbligatoriamente di dimensioni inferiori alla metà della zona dove si somministrano gli alimenti , devono avere tutta una serie di accorgimenti come particolari tipi di areazione o delle porte ben chiuse rispetto alla zona non fumatori.

« Sistemi che rendono difficilissimo applicare la legge e anche costoso» precisano. Il consiglio per i piccoli gestori? Sarebbe quello di tagliare la testa al toro, e passare tout court ad un locale senza sigarette.

«Io applico il divieto di fumare da tre anni, e ora vado bene  - spiega Ferrarese – ma non è stato facile: i primi tempi clienti fumatori si arrabbiavano e se ne andavano. Ora semplicemente, i clienti si sono abituati e sono diventati “educati”. Mentre io, da parte mia, ho riservato loro un posto all’esterno il più possibile confortevole, con panchina e vaso gettasigarette. Perché il divieto non è quello di fumare, ma di fumare nei luoghi dove la gente mangia».

«La discoteca ha indubbiamente una dimensione diversa, la maggior parte dei clienti è fatta di fumatori – Spiega Giancarlo Vedovato, presidente Fipe e titolare della discoteca Griffe di Varese – io sono in una situazione fortunata, ho due sale entrambe areate, una delle quali potrebbe essere senza difficoltà attrezzata per i fumatori, senza grossi sforzi. Ma anche riuscendo a dividere gli spazi e creare degli ambienti a norma di legge è proprio la filosofia che cambia, in qualche modo fumatori e non fumatori ballerebbero in ambienti diversi».

Così, quella dei locali antifumo è una vera e propria piccola rivoluzione, a cui è necessario che innanzitutto si adeguino di buon grado gli utenti: «Le sanzioni infatti sono alte, ma è difficile definire chi controlla»  lamentano i gestori. E le loro lamentele serpeggiano non solo tra proprietari di bar e discoteche, ristoranti e alberghi ma anche tra fumatori e non fumatori. Tant’è vero che alla domanda «cosa ne pensa della nuova legge contro il fumo nei pubblici esercizi?» la risposta spesso è stata «ma me lo domanda da fumatore o da titolare?».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 ottobre 2004
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