«Ospedale, la fondazione non è la panacea di tutti i mali»

Il segretario di Rifondazione Comunista si scaglia contro l’autonomia del nosocomio cittadino che «porta solo verso la privatizzazione della sanità»

«La fondazione come un’entità astratta ed eterea». È quanto è emerso, secondo il segretario cittadino di Rifondazione Comunista, Franco Legnani, durante l’incontro sulla sanità recentemente organizzato da Forza Italia di Saronno. L’argomento è quello che da tempo sta tenendo banco nella vita politica cittadina: l’autonomia dell’ospedale di Saronno dall’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio. Autonomia che sembra essere possibile attraverso la strada, che stanno portando avanti amministrazione comunale e Regione Lombardia, della Fondazione di gestione.

 

«Tutti gli oratori hanno parlato delle magnifiche sorti e progressive della fondazione, una opportunità per formulare un “piano aziendale di riqualificazione e potenziamento della struttura” – spiega Legnani -. Però molti degli astanti, desiderosi di capirne di più della fondazioni, sono rimasti delusi. La fondazione ha aleggiato come una entità astratta, quasi eterea. Nessun particolare sul funzionamento di una struttura che dovrebbe soppiantare un ente di diritto pubblico finanziato dalla fiscalità generale per far posto ad un ente di diritto privato che sottostà a tutt’altre logiche.

Alcune domande si impongono: se è vero che la legge sanitaria regionale ha sinora funzionato così bene come è stato detto durante il convegno, perché passare alle Fondazioni, enti di diritto privato? A questa domanda, formulata nello stringatissimo dibattito dopo la passerella forzista, non è stata data alcuna risposta».

 

«Quale sarà la “mission” della fondazione? – prosegue il segretario di Rifondazione con una serie di domande – Se, come ogni società di diritto privato, il primo obbligo sarà quello di raggiungere almeno il pareggio di bilancio, sarà in grado di garantire il mantenimento ed il potenziamento di tutti i reparti e di tutti i servizi esistenti, pronto soccorso compreso che notoriamente è un servizio “in perdita”? Quante saranno le risorse economiche che gli enti locali dovranno sborsare, in un periodo in cui i trasferimenti statali sono continuamente decurtati, per avere un ruolo non marginale nella fondazione? Saranno cifre nell’ordine di decine di migliaia di euro o milioni di euro? A quanto ammontano gli investimenti per riqualificare e potenziare la struttura del nosocomio saronnese e come si pensa di trovare anche queste risorse? Il vicesindaco di Saronno ha detto che il comune “farà la sua parte” per partecipare alla fondazione a costo di sacrifici. Quali sacrifici? In quali ambiti? A discapito di che cosa? In caso, molto probabile, che non si raggiunga il pareggio di bilancio dove troveranno le risorse gli enti locali per mantenere la struttura?»

 

«È paradossale che i responsabili delle politiche sanitarie regionali – conclude Legnani -, attraverso la nomina di manager pubblici, facenti parte della propria area politica, come è stato rivendicato nel convegno, dopo aver scientemente depauperato servizi, macchinari e strutture dell’ospedale di Saronno così come in tutte le strutture sanitarie della regione a favore delle cliniche e degli ambulatori privati, oggi vengono a pontificare che la panacea di tutti i mali  sarebbe la istituzione della fondazione. A questo punto il sospetto diventa una quasi certezza: con la fondazione si vuole compiere  un secondo e definitivo passo verso la pressoché totale privatizzazione del sistema sanitario. Con il che avremmo il bel risultato che il diritto alla salute sarebbe concesso solo in via subordinata al profitto dei privati».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2004
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