Rispunta l’ipotesi del viadotto per ricostruire la sp 61

Parole rassicuranti durante l’incontro con i sindaci da parte del prefetto di Varese. Ancora nulla sui tempi

Il caso strada provinciale 61 torna a far parlare di sé dopo l’incontro tenutosi questa mattina in prefettura tra i sindaci di Cremenaga, Ponte Tresa e Cadegliano Viconago unitamente alla presidente della comunità montana della Valganna e Valmarchirolo Maria Sole De Medio e il prefetto di Varese Alfonso Pironti. Durante il vertice, al quale erano presenti anche l’assessore regionale Massimo Buscemi e l’assessore provinciale alla viabilità Carlo Baroni, in prefettura si è parlato dei risultati dello studio geologico finanziato dalla Regione per permettere di mettere a fuoco le possibili soluzioni sulla montagna franata due anni fa sulla strada che collega Luino a Ponte Tresa. Unica ipotesi, che per ora riamane tale, è quella del viadotto sul fiume che scorra staccato dalla montagna per evitare che altre frane possano bloccare la strada. I dati dello studio, infatti, sono poco rassicuranti e parlano di movimenti del terreno sia in superficie che in profondità che continueranno per i prossimi anni escludendo ogni altra ipotesi. Insomma alla prossima grande pioggia potrebbe venir giù ancora terra. Tuttavia l’intervento del prefetto è servito a ribadire il ruolo di Provincia e Regione nella ricostruzione, che rimane fondamentale e prerogativo. «Siamo un po’ più ottimisti di prima – spiega la presidente De Medio – anche se è presto per parlare di ostacoli superati». Regione e Provincia, infatti, non hanno ancora stanziato somme per la progettazione e per la ricostruzione, si stimano 10 milioni di euro, ma si sono impegnati a reperire fondi come ha ribadito lo stesso Buscemi. Intanto Cremenaga e tutta l’area vivono i disagi di un semi-isolamanto che persiste da molto tempo e che ha soffocato la piccola economia della zona. Se prima era un paese dormitorio per frontalieri con un piccolo tessuto economico fatto di qualche servizio ora rimane solo l’appellativo dormitorio. La svalutazione immobiliare ha fatto il resto. Anche le lamentele degli svizzeri per l’aumento di traffico sull’arteria oltreconfine che scorre parallela si aggiungono al forte disagio vissuto dalla popolazione italiana. Intanto tra poco ricorrerà il secondo anniversario dalla chiusura della strada e la situazione non si è smossa di un millimetro così come i metri cubi di terra che ancora giacciono a fondo valle.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2004
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