Sanità comunitaria: la strada è lunga

Quale modello di sanità europeo? Se ne parla in un workshop che vede riuniti a Villa Recalcati i rappresentanti delle principali associazioni di categoria dei medici ospedalieri

La strada di una sanità europea è ancora lunga. Ne sono convinti i rappresentanti delle due principali single dei medici ospedalieri europei, riuniti a Varese per parlare di nuovi modelli di cura nell’ospedale comunitario.
Lentamente si sta costruendo una società allargata, una comunità di Stati indipendenti che adottano modelli unici per regolamentare i vari aspetti della vita quotidiana.
La sanità, però, è uno dei tasselli che ancora non si riesce bene ad incastrare nel mosaico della grande Europa e che l’allargamento a 25 ha contribuito a complicare.
I modelli contrapposti sono tanti e tutti apparentemente efficaci a risolvere i problemi che, quelli si, sono assolutamente condivisi.
La libertà di movimento e l’abbattimento delle frontiere, per esempio, ancora è lungi dall’interessare i pazienti alla ricerca di risposte mediche adeguate. Si parla del 2005 come di una data importante, da questo punto di vista, anche se gli operatori italiani si dimostrano scettici visti i problemi finanziari che gravano le casse dello Stato .
E sono proprio i problemi economici alla base dei più ostici ostacoli da superare: qualsiasi modello si delinei, poi si dovrà adattare alle scelte interne di ogni singolo paese che destina una percentuale del Pil a seconda del proprio indirizzo politico. “In Norvegia – interviene un ginecologo di Oslo – e in gran parte dell’Europa abbiamo raggiunto un livello qualitativo di prestazioni che qualche decennio fa ci sognavamo. Ma il progresso ha un costo e qualcuno deve pagare” . Il mondo occidentale dibatte sulla bontà del modello assicurativo o di quello pubblico, del meccanismo dell’accreditamento, ma ancor una risposta è lungi dall’essere condivisa.
A complicare il settore, afferma Maurizio Dal Maso vicepresidente Fems, intervengono le rivalità interne tra medici e specialisti, le diffidenze che portano ad isolarsi nella propria torre invece che aprirsi e collaborare.
Tante le questioni sul piatto che i medici intervenuti alla due giorni di incontri dovranno sviscerare per porre le basi di una risposta condivisa, che dalla base raggiunga i disegnatori dell’Europa di domani.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 ottobre 2004
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