Senza cultura non c’è integrazione

Ogni sabato 20 bambini, di origine magrebina, per tutta la durata dell'anno scolastico seguiranno un corso di arabo alla scuola elementare "Pascoli"

Al cenno del maestro, Ahmed va alla lavagna e scrive la data e la parola "Tunisia". Un altro cenno e tutta la classe intona un canto patriottico, compresa Hclia, figlia di un matrimonio misto, madre italiana e padre tunisino. Bandiera, libertà, amore per una terra che molti di loro non hanno mai visto. Il nuovo corso di arabo alla "Pascoli" è appena iniziato e circa venti bambini rispondono al maestro Abdelkrim Souissi, 37 anni, di cui 20 passati ad insegnare arabo.
A Varese, con il suo look da occidentale, ci è arrivato tramite il consolato tunisino, dopo una selezione severa e dopo aver insegnato a Rozzano, Bareggio e Pavia. «Chi deve andare ad insegnare fuori dalla Tunisia – spiega il maestro – deve fare uno stage e avere un certo punteggio. È importante iniziare gradualmente senza forzare i bambini, perché c’è chi parla arabo, ma non lo scrive e viceversa».

Souissi ha una responsabilità enorme, perché quello della "Pascoli" è il primo progetto a Varese riguardante un corso di arabo all’interno di una struttura pubblica e con il coinvolgimento di più soggetti, pubblici e privati. Una prima volta importante per un territorio, che fino a qualche anno fa, promuoveva la scuola bosina come nuova frontiera culturale. Il maestro sarà pagato dal consolato tunisino, a cui la comunità varesina, che conta circa 1500 persone, ha inoltrato la domanda per ottenere il corso. 
«I bambini, specialmente i figli degli immigrati – continua l’insegnante – devono poter coltivare una propria identità culturale. Molti penseranno che in una famiglia magrebina si parli per forza arabo, ma non è sempre così. Ci sono famiglie in cui i figli non solo non lo parlano, ma conoscono ben poco della propria cultura di origine. Senza cultura, non c’è integrazione».
I bambini giocano e scherzano, sembrano divertiti dalla nuova situazione. I genitori se ne sono andati quasi subito, tranne il responsabile della comunità tunisina, che rimane fuori dalla scuola ad accogliere i ritardatari. «La prima lezione sarà molto soft – conclude Souissi -. All’inizio, dovendo valutare qual è il livello di ciascuno, che di solito in classi così assortite è molto vario, li farò parlare molto liberamente. Poi passeremo alla scrittura che come sapete in arabo va da destra verso sinistra. Proprio questa caratteristica, così differente dalla scrittura nelle lingue occidentali, impone attenzione e tempi adeguati. L’esperienza mi ha insegnato che procedere per gradi lascia intatta l’armonia con l’apprendimento che i bambini fanno durante le ore di scuola italiana».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 ottobre 2004
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