«Subito le primarie e leadership a Prodi»

L'eurodeputato è intervenuto alla festa dell'Unità di Giubiano

Quanto è distante in termini culturali l’Europa dalla Cina? E quanto influisce questa distanza sugli attuali assetti economici? Domande che da qualche anno politici, economisti e analisti si pongono per dare risposte al cambiamento in atto. «E l’Italia, quanto lo è dall’Europa?», si chiede Antonio Panzeri, deputato europeo di "Uniti per l’Ulivo", intervenuto domenica mattina alla festa dell’Unità di Giubiano. Le due questioni sono strettamente collegate tra loro, perché hanno a che fare sia con il futuro dell’economia e del nostro modello di sviluppo sia con il ruolo dell’Italia nel Vecchio Continente.
(sopra, da sinistra Antonio Panzeri e Manolo Marzaro, segretario provinciale dei Diesse)
Quanto è distante oggi l’Europa dalla Cina?
«È molto distante, perché la Cina agisce in base a logiche diverse rispetto al modello neoliberista americano. Il modello asiatico è fondato sul senso del dovere e questo ci spiazza».
Come si deve tradurre questa diversità in termini di strategia futura?
«Se noi vogliamo competere e salvaguardare il modello sociale europeo dobbiamo ragionare in base ad una politica industriale europea basata sulla qualità, l’innovazione e la salvaguardia del sistema dei diritti. Iniziando a combattere il dumping in casa nostra. Ad esempio, se la Romania non rispetta l’ambiente e i diritti dei lavoratori non si va a produrre in Romania».
La politica europea va in questa direzione?
«Oggi con la Costituzione europea ci troviamo in una situazione unica perché riporta al centro del dibattito il ruolo politico delle istituzioni comunitarie. L’unità economica è stata importante, ma sempre più oggi l’Europa è chiamata ad avere un ruolo politico, la dimostrazione è che la Commissione viene trattata come un vero e proprio governo. In termini strategici significa dare risposte concrete a quelle domande iniziali e affermare un ruolo nella politica mondiale».
Anche le forze politiche nostrane sono chiamate ad un cambiamento rispetto alle vecchie logiche?
«Certo. La politica deve parlare al Paese, dobbiamo smetterla di parlare a noi stessi. Oggi, per quanto riguarda l’Ulivo c’è un nucleo riformista molto forte e c’è la necessità giusta di fare una cessione di sovranità in nome di un progetto per il Paese. Significa andare subito alle primarie e affidare la leadership a Romano Prodi». Oggi nel mondo del lavoro ci sono molti soggetti senza rappresentanza. Secondo lei, anche il sindacato è chiamato ad un cambiamento del proprio ruolo?
«Il sindacato a differenza dei partiti è politicamente trasversale e pertanto deve trovare un’autonomia dalla politica. Oggi deve fare lo sforzo di sedersi al tavolo e concertare con una posizione unitaria, se si vuole fare il bene del Paese e si deve chiedere come dare rappresentanza ai nuovi soggetti».
I giovani guardano alla politica da molto lontano. In questa sua visita a Varese non ce n’erano molti.
«È vero, rispetto al passato c’è un problema di militanza. Ma è altrettanto vero che "Uniti per l’Ulivo" ha avuto molti più voti rispetto agli apporti dei singoli partiti che lo componevano e questi voti provenivano dai giovani».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 ottobre 2004
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