«Torna in città il peggio della vecchia politica»

Duro commento dei Democratici di sinistra sui recenti movimenti politici e sulla richiesta di verifica di maggioranza definito «un gioco di poltrone»

 

«Ci saremmo aspettati di tutto, ma non di vedere tornare a Tradate il peggio della politica della prima repubblica». Duro il nuovo commento dei Democratici di Sinistra di Tradate nei confronti dei recenti movimenti che hanno decisamente cambiato la scena politica cittadina, ovvero il passaggio di Giuseppe Bonasso e Gianni Zambon dalla lista civica di minoranza Città Nuova al partito di maggioranza Forza Italia. Ma non solo: i Ds si riferiscono anche alla richiesta di verifica avanzata dagli alti vertici del partito degli "azzurri".
«Riguardo alla famosa verifica, non ci è ancora dato sapere di che cosa si tratta – spiegano dal direttivo del maggior partito di opposizione della città – . Un momento si dice che tutto va a gonfie vele, un altro che il programma  ha bisogno di una revisione: i tradatesi attendono di capire cosa ci sia da verificare, un po’ di chiarezza sarebbe d’obbligo».

«L’unica cosa chiara di questi tempi della politica tradatese è l’opposizione messa in campo dalla minoranza, che lavora in maniera compatta sin dall’inizio della legislatura – proseguono -. Il sospetto, più che fondato, che dietro alle parole vuote di Forza Italia ci sia semplicemente un gioco di poltrone è dimostrato anche dal salto della quaglia dei componenti del gruppo di Città Nuova: Forza Italia, grazie al crollo della Lega alle recenti elezioni europee e all’ingrandimento del gruppo, reclama più spazio. Semplicemente bisognerebbe avere il coraggio di dirlo».

«Non c’è niente di illecito o di offensivo ad affermare che il gioco che sta operando Forza Italia con la complicità dei “nuovi arrivati” abbia come obiettivo la maggiore visibilità del proprio gruppo o di qualcuno in posti di prestigio. Pensavamo, forse ingenuamente, che in un sistema fortemente maggioritario, questi giochetti, tra l’altro mascherati da tante belle parole, non avessero più cittadinanza, e invece così non è. Ma ognuno è libero di fare ciò che ritiene più giusto, anche di non avere il buon gusto di dimettersi e di inventarsi equilibrismi da circo per giustificare le proprie azioni; deve sapere però che così facendo necessariamente si espone al giudizio degli elettori e, se è ancora concesso, al diritto di critica di chi fa politica».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 ottobre 2004
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