«Troppe leggerezze nei cantieri edili»

Secondo i sindacati l’incidente sul lavoro di martedì è solo un esempio di una situazione drammatica

«La lotta contro i rischi nei cantieri edili sembra una lotta contro i mulini a vento». Simona Ghiraldi, segretario generale della Fillea-Cgil Varese, non usa mezzi termini per definire la preoccupante situazione degli infortuni sul lavoro nei cantieri edili.

«Da una parte – prosegue la sindacalista – le incessanti richieste delle Organizzazioni Sindacali e le continue rassicurazioni dei datori di lavoro sulla corretta applicazione delle norme antinfortunistiche, dall’altra la leggerezza inaudita che si registra ogni qualvolta accade un grave incidente come quello di Somma Lombardo che ha visto protagonista un operaio che lavora per una nota impresa edile che a sua volta lavora per l’Enel».

L’incidente, avvenuto lo scorso martedì, aveva visto protagonista un uomo di 50 anni rimasto schiacciato dal crollo di un muro di contenimento. «Come è possibile che venga costruito un muro di cinta in un terreno argilloso (così si apprende dalla stampa) con delle fondamenta che già ad una prima osservazione superficiale appaiono non in regola con le normative di  legge sulle costruzioni? – si domanda la Ghiraldi -. Ovviamente il pensiero corre immediatamente alle “esigenze” di risparmio della impresa che ha costruito le case e il relativo muro di cinta al quale lavorava l’ infortunato».

«Quali sono i controlli che vengono effettuati prima di decidere se e cosa costruire su un terreno argilloso? Quando anche venissero dati i permessi, vi è qualche ente che controlla che tutto venga eseguito con le dovute cautele proprio in virtù del fatto che il terreno presenta delle caratteristiche particolari? Temo che a queste domande non vi sia risposta affermativa altrimenti non sarebbe successo nulla».

«Anche questa volta probabilmente, la fretta, il dio denaro, io profitto hanno prevalso. Chi subisce un incidente sul lavoro così grave come quello capitato al lavoratore a  Somma Lombardo, si trova a combattere poi tutta la vita con menomazioni gravissime, che lo mettono in condizioni  spesso di non poter più lavorare. Vi sono famiglie coinvolte, vite spezzate. Anche quando l’incidente non è fortunatamente mortale.

Tutto questo deve finire, è uno stillicidio. Si fa comunque ancora troppo poco per evitare questi 

 drammi. La FILLEA CGIL è impegnata in prima linea. Non lasceremo il lavoratore solo. Se vi sono responsabilità vanno accertate e chi non ha fatto il suo dovere deve pagare, siano essi imprese private, enti o amministrazioni pubbliche».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2004
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