Tutti al tavolo per salvare il Turismo

Nasce da una lettera della Cit alla presidenza del consiglio un percorso che dovrebbe portare azienda, banche, lavoratori, governo e comuni coinvolti nel business a ragionare sul da farsi

Sta prendendo sempre più una piega “pubblica” la crisi di Cit, l’azienda leader in Italia del settore turistico che ha sede a Varese. Una piega che potrebbe però rendere più partecipata la riflessione sulle sorti dell’azienda, coinvolgendo non solo azienda banche e lavoratori ma anche i territori che di questo business hanno fino ad ora beneficiato.

Come è successo? Con una lettera, inviata dalla dirigenza Cit nientemeno che alla Presidenza del Consiglio. La storia comincia il 20 agosto, quando durante la sua crisi finanziaria la Cit chiede al ministro Marzano e Gianni Letta che il governo si occupi dell’azienda turistica che ha 75 anni di storia ed è strettamente legata alla prospettiva di sviluppo turistico del meridione d’Italia.

I  vertici della Compagnia Italiana Turismo decidono di inviare quella lettera in piena estate dopo aver ascoltato le parole del Presidente del Consiglio Berlusconi, che affermava che l’industria del turismo è prima in Italia, e che sono state fino ad ora troppo sottovalutate le azioni in favore del turismo, non ultimo delle leggi a suo favore: decisero per questo di prendere la palla al balzo, coinvolgendo il governo nella loro.  Letta rispose promettendo di prendere in esame la situazione, e il 31 agosto prese una prima iniziativa: radunò le banche creditrici di Cit per decidere se “valeva la pena” di occuparsi dell’azienda. Quel primo incontro ebbe, come effetto, quello di provocare la richiesta da parte di Sviluppo Italia, l’Agenzia Nazionale per lo sviluppo d’impresa, di un advisor che desse un’occhiatina più approfondita ai conti della società e proponesse delle vie d’uscita. E per farlo bene, di Advisor ne chiamò addirittura due: Deloitte e Bain.
Il risultato dei loro studi pare sia stato consegnato martedì scorso, nelle mani di Sviluppo Italia che – ma qui siamo nei rumors, in notizie che alla società stessa, che dovrebbe essere coinvolta almeno teoricamente in questo processo, non sono ancora arrivate – avrebbe fissato con loro un incontro per la giornata di oggi.

 «Noi, ovviamente, non abbiamo alcuna notizia né dello svolgimento della riunione né dei suoi eventuali risultati – spiega Elisabetta Reggio, responsabile delle relazioni esterne della Cit– in compenso sappiamo di un’altra iniziativa che ci riguarda: i sindaci dei paesi dove stanno i nostri villaggi turistici e una rappresentanza di lavoratori sono andati a Roma dal Ministro Marzano per chiedere ciò che avevano già anticipato in una lettera: cioè di poter fare parte del tavolo che il Governo ha promesso per gestire la crisi della Cit».

Un tavolo dove, evidentemente, non dovrebbero stare solo Sviluppo Italia  e le banche creditrici. Ma anche l’indotto che Cit, bene o male, ha creato nei territori che ha coinvolto nel suo business: 1400 lavoratori, per il 91% nel meridione d’italia, ed in particolare Puglia, Basilicata, Calabria, e Sicilia.  «Sembra che il tavolo verrà convocato in tempi molto brevi: potrebbe essere una buonissima notizia, se sarà confermata e se prevederà una partecipazione allargata degli attori della vicenda»

Intanto, il percorso di Cit avviene anche per vie istituzionali: per il 28-29 ottobre è convocata l’assemblea ordinaria e straordinaria, che vede all’ordine del giorno anche il suo aumento di capitale. Al quale Gianvittorio Gandolfi (nella foto), azionista e “patron” dell’azienda da quando l’ha rilevata, nel 1998, non parteciperà: le sua azioni sono momentaneamente “in ostaggio” di Banca Intesa, a garanzia di operazioni finanziarie legate all’azienda.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2004
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