Un Don Giovanni “fiorentino” in scena al teatro sociale

Tre repliche giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 ottobre

Dopo il grande successo del concerto di chitarra di sabato scorso, si apre sotto i migliori auspici anche la stagione teatrale in abbonamento del Teatro Sociale di Bellinzona.

L’inizio è affidato al bellissimo spettacolo, che non a caso ha vinto il prestigioso “Premio Flaiano 2004” per la migliore regia. Si tratta di “Don Giovanni”, capolavoro del grande Molière e dell’intera storia del teatro, proposto nel superbo allestimento della Compagnia “Fratellini” di Firenze in scena per tre repliche giovedì 21, venerdì 22 e sabato 23 ottobre prossimi alle 20.45. Lo spettacolo gode del contributo di Coop Cultura.

È proprio grazie a questo avvincente e divertente capolavoro di Molière che il personaggio di Don Giovanni è entrato nell’immaginazione di tutti, diventando il simbolo dell’amante senza scrupoli e del seduttore incallito. Si può ben dire che quello di Don Giovanni sia il solo grande mito avere resistito nel tempo, tanto da essere ancora vicino al nostro modo di essere contemporaneo. Ed è così che si continua a dare del Don Giovanni all’uomo che passa da una donna all’altra, tuttavia spesso senza sospettare cosa veramente implichi tale appellativo.

Molière decise di scrivere il suo “Don Giovanni” in seguito alle polemiche suscitate dal suo “Tartufo”. La storia di Don Giovanni era già nota al grande pubblico grazie al successo de “Il beffatore di Siviglia e il convitato di pietra” dello spagnolo Tirso da Molina. Molière era stufo di polemiche e censure, per cui decise di andare sul sicuro e di sfruttare una trama molto popolare e già digerita dal pubblico: quella delle avventure amorose di Don Giovanni. Le modifiche furono apparentemente minime: ambientò l’azione in Sicilia, anziché in Spagna, e diede a Don Giovanni il valletto Sganarello, che fin qui aveva avuto il ruolo del marito cornuto. Tuttavia ben presto nelle mani di Molière Don Giovanni diventa qualcosa di nuovo e di diverso rispetto al personaggio che il pubblico conosceva. Don Giovanni non è solo l’amante a tutto campo, il collezionista di bellezze femminili, il protagonista di ogni eccesso, ma diventa l’ateo moderno, il prototipo di quello che due secoli dopo sarebbe stato definito “libero pensatore”. A Sganarello che, disperato di fronte alle furfanterie del padrone, gli chiede in cosa crede, Don Giovanni risponde: “Credo che due più due fanno quattro. E che quattro più quattro fanno otto”. Insomma Don Giovanni non si ritiene peccatore ed è anzi orgoglioso delle proprie perversioni, perché quel Dio che è il termine di riferimento della morale, non esiste ai suoi occhi: il suo cielo è vuoto di Dio!

Lo scandalo fu enorme: dopo una quindicina di rappresentazioni la commedia fu ritirata dalle scene. Molière non osò più ripresentarla e nemmeno farla stampare. Solo nel 1847, cioè dopo 182 anni, riapparve sul palcoscenico della Comédie-Française.

L’allestimento che il Teatro di Bellinzona propone, è semplicemente meraviglioso e mette in scena Don Giovanni visto attraverso gli occhi disincantati di Sganarello. In uno spazio teatrale magico (bellissima la scena di quel genio che è Graziano Gregori), Sganarello fa rivivere il suo dispotico padrone, rievoca le imprese di un provocatore, un miscredente, un libertino, che lui ha amato e insieme odiato e al cui destino è stato ed è irrimediabilmente legato.

“Un Don Giovanni grottesco, che mette in gioco la comicità nera di Molière affidata tutta agli eccellenti interpreti” (la Repubblica); “un Don Giovanni ottimamente interpretato da Dario Cantarelli; uno Sganarello che il bravissimo Marcello Batoli tratteggia con umanissimi accenti di vera disperazione e di colpevole conformismo” (Corriere della Sera). Da vedere assolutamente!

 

La prevendita per le 3 repliche di questo gioiello teatrale è già in corso presso Bellinzona Turismo tel. 091 825 48 18.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2004
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