Una stagione all’inferno: l’Africa “nera” di Derey

Pubblicato nella collana "Noir" dell’Einaudi–Stile libero, il romanzo Toubab or not toubab è un’esperienza di lettura dolorosa eppure necessaria

Pubblicato nella collana "Noir" dell’Einaudi–Stile libero, il romanzo di Jean-Claude Derey, Toubab or not toubab è un’esperienza di lettura dolorosa eppure necessaria.
Guidati dal piccolo Hondo, orfano dodicenne originario della Mauritania e voce narrante, precipitiamo nei gironi infernali di un’Africa che volentieri ignoriamo e dimentichiamo. Piccolo cammelliere sottomesso ad un brutale e violento tutore, Hondo scappa terrorizzato dalla prospettiva di un’atroce punizione, dopo che una tempesta ha disperso le bestie che gli erano state affidate.Le avventure picaresche che affronterà da questo momento in poi sono scandite dagli incontri con i personaggiche contrassegnano le diverse tappe del suo pellegrinaggio doloroso: Bombo e Dumbia, tagliatori di mani e trafficanti di organi; il commissario Zéphyrin, rappresentante di una giustizia violenta e spietata; il colonnello Jackson, bambino soldato che vive "con un kalashnikov in testa"; il signor Felix, fallito fotografo toubab (bianco) in preda a raptus colionalisti; Tutsi, spacciatore e tossico scampato ai massacri che hanno ridotto il Ruanda ad un "gigantesco carnaio"; Zanzara, piccolo imbroglione senza morale che finirà inghiottito dal mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ed ancora: bianchi pedofili, puttane bambine, vecchie e grasse turiste occidentali, "voraci" di giovani neri.

"Il tuo passato fa schifo. E anche il tuo futuro", pronosticherà Bombo al protagonista. Hondo, con in tasca il suo arcobaleno colorato e nel cuore un ingenuo sogno d’amore, precipiterà inesorabilmente verso la catastrofe. Il suo viaggio culminerà con l’approdo al carcere di Yopougon, "la Sing Sing della Costa d’Avorio", labirinto violento e senza speranza, dove imparerà "a piangere dentro, senza far rumore, in punta di piedi". Qui, di fronte all’orrore, troverà tuttavia la forza ed il coraggio per salvare la sua dignità e tutelare la sua infanzia, disegnando arcobaleni con le matite colorate.

Jean-Claude Derey (1940), viaggiatore, giornalista e scrittore, restituisce tutto l’orrore possibile di una realtà così cruenta attraverso uno stile rapido, potente, senza alcun cedimento moralistico né tentazioni folcloristiche. Non si ricerchi nella lettura una prospettiva ottimista o pessimista: il libro affascina per la sua potenza espressiva e per la capacità di rappresentare senza retorica i mali peggiori di un’Africa di cui si parla sempre meno.

Jean-Claude Derey, Toubab or not toubab, traduzione di Francesca Sala, Torino, Einaudi, 2004
pp. 172, Euro 9,00.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 ottobre 2004
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