Valutare i docenti per migliorare l’università

Un convegno alla LIUC per analizzare i rapporti fra “Istruzione universitaria e mercato del lavoro”:valutare la didattica per eliminare le nostre anomalie

«In un periodo di forti cambiamenti sia nel panorama universitario che in quello del lavoro, ci siamo trovati nella necessità di affrontare il tema del legame che lega queste due realtà». Con queste parole Gianfranco Rebora, Rettore della LIUC-Università Cattaneo Castellanza, ha dato inizio al convegno, “Istruzione Universitaria e mercato del lavoro”, svoltosi nel pomeriggio presso l’istituto. Da sempre attenta al rapporto fra istruzione e lavoro, la LIUC ha raccolto vari relatori provenienti da diversi atenei italiani, fra cui Firenze, Milano e Bergamo per analizzare il problema dell’inserimento dei laureati nel mercato del lavoro in una realtà come l’Italia odierna.

Buona parte del pomeriggio è stata dedicata esclusivamente all’analisi del sistema universitario. «Per affrontare questi problemi» ha spiegato Daniela Feliziani della LIUC «bisogna partire dalla base, ovvero dal sistema universitario e dalla didattica. Considerando l’efficacia interna di ogni ateneo, bisogna monitorare il grado di soddisfazione degli studenti, sia durante il ciclo di studi  che a posteriori, ovvero porsi la domanda “il tipo di preparazione offerta dall’università è adatta alle richieste del mercato?”».
La nuova frontiera che docenti, rettori e soprattutto statistici si pongono è insomma quella di migliorare il sistema universitario partendo dalla valutazione degli studenti stessi. Questo significa arrivare a formulare dei questionari di valutazione della didattica che possano consentire una comparazione fra atenei e portare a un miglioramento del nostro sistema.

«L’università italiana è soggetta a diverse anomalie» ha spiegato Giudo Fregna del Comitato di Valutazione del Sistema universitario«bassa percentuale di laureati e alti tassi di abbandono rispetto al resto d’Europa. L’unica soluzione è quella della “valutazione” che porti poi all’accreditamento, ovvero alla conferma di garanzie riguardo la docenza e le strutture dei diversi atenei. Non si può fare affidamento sulla nuova moda di “autodefinizione di eccellenza” da parte di sempre più istituti».

«La sensibilità al tema del rapporto fra istruzione e lavoro è notevolmente aumentata negli ultimi tempi»ha chiarito Rebora «e noi, come università, siamo fieri di avere risultati davvero positivi rispetto a quelli nazionali. Da noi il tempo di attesa per un’occupazione da parte di un laureato è di due mesi, mentre a livello nazionale è di circa te anni. Questo è il frutto di una politica universitaria sempre attenta ai cambiamenti nel mondo del mercato del lavoro e interessata al futuro dei propri studenti. Non si possono fare solo considerazioni quantitative, bisogna sempre considerare anche il loro grado di soddisfazione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 ottobre 2004
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