Varese, un attacco forte ma senza reti

Il "cannoneggiamento" a vuoto della difesa dello Spino, un fatto che deve far riflettere

Un  po’ di delusione, ma la coscienza tranquilla perché la squadra ci ha  provato sino all’ultimo secondo. Coscienza tranquilla non significa però mettersi alle spalle con disinvoltura il primo stop casalingo: è doveroso infatti riflettere, individuare bene i motivi alla base del cannoneggiamento a vuoto contro la difesa dello Spino, uscita indenne da ben 23 assalti dei biancorossi. L’analisi deve essere molto franca: ci sono tantissime attenuanti per questo Varese che non è ancora uscito dalla fase di assemblaggio, che non può avere ancora una precisa identità e denuncia  qualche limite atletico, resta il fatto che

è indispensabile entrare nei minimi dettagli, rivedere il più piccolo meccanismo per capire le cause dei problemi, per avere indicazioni utili a una rapida ripresa della crescita di una formazione varata con un obiettivo ben preciso e certamente ambizioso.

 

Il calcio è sport di squadra e se la squadra è affiatata come lo Spino può chiudere la porta in faccia a un avversario  non  in grado di esprimere tutto il suo potenziale.

Succede in serie A, figuriamoci tra i dilettanti e un Varese nuovo di zecca non deve suscitare meraviglia se non azzecca la partita, se stecca proprio il giorno in cui può avvalersi di un attacco potenziato, sulla carta in grado di far saltare i bunker avversari.

 

Visti dall’esterno i problemi del Varese, che non sono di oggi e che anche di recente hanno suscitato qualche perplessità, non appaiono enormi, quindi non si deve cedere alla tentazione del pessimismo, tanto più che i vertici della società e della squadra hanno grande esperienza personale del campo di gioco e certamente la mettono al servizio della causa. L’ esperienza invece dei critici e dei commentatori ha radici spesso ben diverse ma può ugualmente essere molto utile. Questa esperienza per esempio dice che nella squadra tutti si impegnano per motivi molto diversi: per poter restare in un Varese che vuole costruirsi un futuro stupendo oppure per conquistare altre ribalte e comunque fare carriera.
Ci sono presenze  e storie diverse, basti pensare agli stranieri,
che portano a  indossare con professionalità la maglia biancorossa, ma ci sono presenze nel Varese 1910 che hanno nella testa la carriera, ma nel cuore l’orgoglio varesino.

 

Ecco, da questi ragazzi può arrivare lo stimolo giusto per una maggiore forza psicologica  della squadra. Se il Varese sull’ esempio dei Croci e dei Macchi viene interpretato da tutti anche come una bandiera allora il cammino verso il primato diventa più agevole.

Proprio il presidente Maroso ha fatto questa esperienza molto positiva quando approdò al Varese:  alle tante motivazioni personali seppe aggiungere l’amore per i colori. I tifosi se ne accorsero subito adottarono il terzino-operaio che avrebbe poi figurato alla grande anche in serie A.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 ottobre 2004
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