«Volare era come una famiglia, siamo delusi e tristi»

Incontro con una lavoratrice, da quindici anni dipendente di Volare

A Volare ci si affeziona. Soprattutto se l’hai vista crescere e diventare una delle compagnie leader nel trasporto aereo europeo. Molti dei lavoratori intervenuti all’incontro con i sindacati, tenutosi giovedì 28, danno questa impressione. Il clima si surriscalda quando si discute sul da farsi, ma è curioso notare come soprattutto sul volto dei più vecchi lavoratori si insinui un’espressione di tristezza quando si parla di crisi: Volare è una cosa loro, l’hanno fatta crescere loro e loro la vogliono salvare, ma si sentono impotenti.

Particolarmente interessante e per certi versi toccante è la storia di una lavoratrice del settore tecnico, impiegata in segreteria, che per motivi personali preferisce rimanere anonima: «Volare per me è come una famiglia. Mi sono sempre trovata bene, la professionalità all’interno del gruppo di lavoro è sempre stata alta, l’ambiente stimolante. Io sono in azienda da 15 anni. Nel corso del tempo, io e le poche rimaste, abbiamo visto un’azienda che all’inizio contava pochi lavoratori crescere e diventare grande con noi. Ci siamo legati a Volare, la sentiamo nostra».

Dalle parole della signora si capisce che il clima in Volare è sempre stato positivo, il lavoro avveniva in un ambiente dove i progetti di crescita erano concreti. Fino alla mazzata che ha colpito i dipendenti, la notizia delle dimissioni di chi aveva fatto grande Volare, il presidente Fossa: «Proviamo una delusione indescrivibile. La crisi per noi è una tragedia vera e propria, è difficile spiegare come ci sentiamo. E non parlo solo di aspetto economico, che comunque conta eccome, visto che sono in ballo le sorti di 1400 famiglie, ma anche e soprattutto di delusione a livello personale. Io a Volare voglio bene, spero non me la portino via».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2004
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