Volare, i lavoratori si mobilitano

Intanto, nel corso dell'incontro, arriva la notizia del versamento dei 9 milioni di euro necessari a pagare gli stipendi arretrati

Volare rischia di schiantarsi al suolo. Questo in sintesi può essere il sunto dell’incontro che le sigle sindacali Filt-Cgil e Fit-Cisl hanno avuto nel pomeriggio di giovedì 28 con le rappresentanze dei lavoratori di Volare Airlines. L’obiettivo era quello di giungere ad un accordo sui provvedimenti da prendere nei confronti sia dell’azienda che delle istituzioni.

La compagnia, che occupa 1400 persone, attraversa un periodo di crisi, cominciato con le dimissioni del presidente Fossa e proseguite con quelle dell’amministratore delegato Molinari: il motivo che lega i due abbandoni è la mancata ricapitalizzazione del gruppo da parte dei tre azionisti di riferimento. Secondo i sindacati il buco lasciato dalla vecchia proprietà sarebbe enorme, circa 300 milioni di euro. Per andare avanti servirebbero 60 milioni di euro. Gli azionisti si sono detti disposti a mettere 12 o 15 milioni a testa, a patto che a loro tre se ne aggiunga un quarto.
La paura che la vicenda si concluda male, magari come Azzurra Air, è tanta.

Pier Gianni Rivolta, di Filt-Cgil, ha introdotto la questione: «Il futuro ad oggi è fosco. I tre azionisti hanno posto una condizione alla ricapitalizzazione: o arriva un quarto socio, o non mettono i 12 o 15 milioni di euro necessari a ricapitalizzare l’azienda e permettere così di pagare stipendi, affitti degli aerei e altre incombenze urgenti.
Il governo, sembra Letta, pare che oggi abbia incontrato i vertici dell’azienda per trovare una soluzione alla vicenda, magari simile a quella trovata per Alitalia. Non ci sono tante alternative: o si ricapitalizza o si va a gambe all’aria.
Noi come sindacato possiamo muoverci per portare le istanze dei lavoratori all’attenzione della gente e delle istituzioni, ma non possiamo entrare in questioni che non riguardano più il lavoro. Qui si parla di manovre finanziarie poco chiare, vere e proprie speculazioni. La sensazione è che non si stia cercando il rilancio, ma che stiano tirando a portare a casa i soldi che hanno speso e poi andare via. Alcuni hanno avvicinato la vicenda Volare a quella di Parmalat. Per non finire così, e per non fare la fine di Azzurra, serve ricominciare a parlare di Volare e lasciar perdere la finanza. I lavoratori devono stare uniti e credere nelle possibilità dell’azienda: in fin dei conti Volare è sana, è la terza privata in Italia e la seconda nel settore trasporti, non può finire così»

Nel corso della riunione arriva la buona notizia del pagamento dei nove milioni di euro, tre a testa per azionista, necessari a pagare gli stipendi e le urgenze. Non basta per tranquillizzare del tutto, ma è un bel passo avanti.
Anche Aldo Pignataro, di Fit-Cisl, si dice preoccupato:«Bisogna finirla con l’immobilismo. Dobbiamo fare qualcosa per farci sentire, da Formigoni, da Reguzzoni, dal Governo e da chiunque possa fare qualcosa per salvare Volare. Inoltre non posso dimenticare di citare chi ha lasciato il buco da 300 milioni e che è scappato in tutta fretta: non può restare impunito, ci muoveremo per individuare eventuali azioni legali. Il tempo stringe, non posiamo aspettare e i lavoratori non possono restare a lungo senza stipendio. Non dimentichiamoci poi che tutto l’indotto pagherebbe conseguenze inimmaginabili da un fallimento di Volare: Ligabue e Sea sono solo due esempi».

Alla fine della discussione con i lavoratori viene deciso che una mobilitazione non solo serve, ma è urgente. La data verrà comunicata nei prossimi giorni, si parla di martedì o mercoledì. Verrà fatto un presidio davanti a regione o provincia e i delegati sindacali accompagnati dai lavoratori andranno a parlare dal presidente della provincia o dal presidente della regione. Sperando che Volare torni a spiccare il volo.   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 ottobre 2004
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